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Il libro umanistico dal manoscritto alla stampa


Umanisti come Poggio Bracciolini e Niccolò Niccoli concorsero a un’opera di semplificazione trascrivendo gli antichi codici in quella che chiamavano littera antiqua: una grafia molto più chiara e leggibile rispetto alle complicate grafie medioevali. Nel corso del xv secolo fu anche elaborata una scrittura corsiva umanistica, nella quale si tendeva all’eliminazione di sigle e abbreviazioni, e si prestava cura particolare agli elementi ornamentali.
Si diffusero inoltre prodotti librari di grandissima eleganza, che a differenza dei grandi “libri da banco” medioevali erano di piccolo formato, ma sempre concepiti come codici di lusso, destinati a una circolazione per lo più elitaria, secondo l’uso umanistico. L’inedita tecnologia della stampa a caratteri mobili, ideata in Germania da Johann Gutenberg, rivoluzionò la tipologia e la diffusione del testo scritto. In Italia la prima fase di produzione tipografica si ispirò alle forme del libro manoscritto nella produzione degli incunaboli (come sono chiamate le stampe prodotte fino all’anno 1500) e vide una grande diffusione di officine nell’area centro-settentrionale (Roma, Firenze e Milano). Presto si affermò come principale centro tipografico Venezia , destinata a dominare, grazie anche alla sua posizione commerciale, la produzione libraria italiana ed europea lungo il secolo XVI. La nuova tecnologia ebbe rapidamente effetti rilevantissimi sotto il profilo culturale: incrementò in modo inaudito la diffusione libraria e dunque l’allargamento del pubblico e produsse una stabilizzazione del testo delle opere, che venivano ora riprodotte nella medesima forma in un numero altissimo di copie identiche.
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