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Guicciardini e Machiavelli: confronto

Mente geniale ed acuta, anche Francesco Guicciardini considera l' attività politica come autonoma dalla religione e dalla morale. Egli ha egualmente una concezione pessimistica degli uomini e ritiene la storia opera delle azioni e delle passioni umane. Nonostante ciò il suo pensiero diverge e in parte contrasta con quello di Niccolò Machiavelli.
Le origini: Guicciardini nacque da una famiglia di antica nobiltà e di ottime condizioni economiche; la sua formazione culturale fu di carattere giuridico, infatti divenne un avvocato brillante e molto pragmatico; era freddo e scettico. Machiavelli nacque da una famiglia modesta; la sua formazione culturale si basò su studi umanistici e storici; era aperto, cordiale e scherzoso.
La storia: egli affermava che, anche se gli avvenimenti della storia possono ripetersi, variano sempre le circostanze in cui essi si verificano. Perciò non possono essere risolti allo stesso modo.

La politica: è un' attività autonoma dello spirito umano, distinto dalla morale e dalla religione. Guicciardini non ammette norme generali in politica.
La realtà: non si lascia trasportare da entusiasmi, né da visioni profetiche; egli rimane freddamente aderente alla realtà.
La concezione dell' uomo: considera il popolo "vulgo" e lo definisce "animale pazzo, pieno di mille errori, di mille confessioni, senza gusto, diletto e stabilità".
La virtù: Guicciardini rifiuta gli insegnamenti degli antichi e consiglia all'uomo intelligente e savio di basarsi solo sulla perspicacia, quando deve risolvere e affrontare una situazione; consiglia, inoltre, di cercare col buon senso la realizzazione del proprio "particulare", cioè del pèroprio utile, da non intendere per utile il volgare interesse personale.
La soluzione per l'Italia: è il particolarismo regionale e non l'unità d'Italia.

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