Francesco Guicciardini (Firenze 1483- Arcetri 1540)


Uomo politico di trentennale esperienza, prima ancora che storico e teorico della politica, Guicciardini si impegna al servizio della Repubblica fiorentina, dei Medici e dei pontefici romani, svolge l’incarico di ambasciatore presso la corte spagnola, di governatore di città emiliane e di commissario dell’esercito pontificio. Dall’impegno politico attivo, Guicciardini tre le sue idee fondamentali e la sua visione dell’evoluzione storica. Il fiorentino individua nella discrezione (capacità di cogliere e giudicare la singolarità e la peculiarità dei fatti) la dote principale dell’uomo politico e nel particolare (l’interesse personale da difendere) la forza che opera nella storia.
Per lo studio della politica e della storia, quindi, non valgono le teorie e le regole generali di comportamento e neppure la ricerca di analogie con esempi lontani, come aveva teorizzato Machiavelli: nella visione cinica, disincantata e quasi rassegnata di Guicciardini lo studio della storia deve fondarsi sull’analisi dettagliata dei fatti. Oltre alle giovanili Storie fiorentine (ultimate nel 1512 e pubblicate in volume solo nel 1859), che riguardano il periodo 1378-1509, Guicciardini scrive fra il 1537 e la data della morte i venti volumi della grandiosa Storia d’Italia, opera che ripercorre (per la prima volta in età moderna) gli eventi dell’intera Penisola dal 1492 al 1534. il capolavoro del fiorentino è Ricordi politici e civili, scritto originale, intimo e dallo stile colloquiale; di esso si conoscono ben cinque redazioni fra il 1512 e il 1530, mentre la prima stampa è del 1567. i Ricordi hanno forma frammentaria e presentano oltre 200 sentenze, riflessioni e massime di grande finezza psicologica che fissano alcuni punti della visione della realtà dell’autore. L’opera è talmente suggestiva da ricordare quasi i frammenti sapienziali dell’antichità.
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