Fabrizio Del Dongo
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Indice

  1. Le opere
  2. Il Galateo
  3. Una curiosità

Le opere

Oltre ad aver composto dei sonetti di ispirazione petrarchista, che testimoniano un profondo disagio esistenziale, l’Indice dei libri proibiti e alcuni trattati in latino, è anche l’autore del Galateo, una raccolta di istruzioni molto pratiche, utili per muoversi con educazione nella società del tempo, scritto dal 1551 al 154 e pubblicato quattro anni più tardi
Il titolo merita una precisazione. Oggi il termine “galateo” indica l’insieme delle regole da seguire nella vita sociale. Nel libro del Della Casa “Galateo” deriva dal nome della persona a cui è dedicato, cioè Galeazzo Florimonte, in latino “Galatheus”, vescovo di Sessa Aurunca.

Il Galateo

Occorre subito precisare che esiste una notevole differenza rispetto a Il Cortegiano di Baldasar Castiglione: Il Castiglione teorizza dei comportamento molto nobile da tenere in ambiente aristocratico, mentre il Della Casa si muove in un ambiente più modesto e pratico. I consigli di comportamento che vengono dati non riguardano alti ideali, ma si soffermano sugli aspetti più modesti della quotidianità. Il tono chiaro e pratico ha reso l’opera il manuale di buone maniere per antonomasia, tanto che il termine “galateo” nella lingua moderna è diventato un nome comune.
Innanzitutto, sceglie di parlare non in prima persona, ma di nascondersi dietro il personaggio di un “vecchio idiota”, cioè di una persona illetterata che fornisce tutta una serie di insegnamenti ad un parente, un giovane che si accinge ad entrare in società. Dietro questo giovane si cela Annibale, il nipote prediletto di Monsignor Della Casa. Rinunciando a presentarsi nella sua veste di uomo di cultura (era un perfetto umanista con conoscenza del greco e del latino e fra le amicizie contava molti personaggi di spicco) e mimando l’ignoranza e il pratico buon senso del vecchio, Della Casa intende allontanarsi da ogni eccessiva ambizione o pretesa filosofica o morale. Egli si muove nel mondo delle piccole necessità quotidiane e non tratta, quindi di insegnare come raggiungere la virtù e detestare il vizio; Si tratta, invece, di come presentarsi in società simpatico e beneducato.
I consigli che egli dà ci mostrato un Giovanni Della Casa come osservatore arguto e ironico e perfino divertito dai comportamenti frequenti della gente; un esempio: non guardare nel fazzoletto dopo esserti soffiato il naso, non assaggiare il cibo nel piatto degli altri, on starnutire “annaffiando” chi ti sta accanto, non fare rumore quando sbadigli. Tutto sommato, il Galateo non è un trattato morale, ma un semplice piccolo manuale di sopravvivenza che ci rende meno antipatici e meno noiosi possibile quando ci troviamo a contatto con i nostri simili.

Una curiosità

Il pittore Paolo Veronese, nel 1563 (circa 10 anni dopo la pubblicazione dell’opera di Giovanni Della Casa) dipinge le nozze di Cana, un olio oggi conservato al Museo del Louvre, a Parigi. Il pittore trasforma l’episodio evangelico nella sontuosa rappresentazione di un banchetto dei suoi tempi, apparecchiato e servito secondo il galateo cinquecentesco.

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