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Dalle Rime d'amore,CCXXXII


Si nutre di dolore e di pianto.
Se ’l cibo, onde i suoi servi nutre Amore,
è ’l dolore e ’l martire,
come poss’io morire
nodrita dal dolore?
Il semplicetto pesce,
che solo ne l’umor vive e respira,
in un momento spira
tosto che de l’acqua esce;
e l’animal, che vive in fiamma e ’n foco,
muor, come cangia loco.
Or, se tu vòi ch’io moia,
Amor, trammi di guai e ponimi in gioia;
perché col pianto, mio cibo vitale,
tu non mi puoi far male.



Parafrasi


Nutrirsi di dolore e di pianto.
Se Amore dà come cibo ai suoi servi
il dolore e il martirio
come posso io morire,
nutrita di dolore?
Il pesce, senza intelligenza,
che vive e respira solo nell'acqua,
muore subito appena esce dall'acqua;
l'animale che vive nella fiamma e nel fuoco, muore non appena cambia ambiente.
Se tu vuoi che io muoia,
Amore, portami via dalle sofferenze e dammi la gioia;
perché non mi puoi fare male con il pianto,
che è il cibo che mi dà la vita.

Analisi generale della lirica Se ’l cibo, onde i suoi servi


In questa lirica il poeta Gaspare Stampa parla del tema dell'amore associato ai sentimenti del dolore e del martirio e pare quasi che l'innamorata, che nella poesia si rivolge all'amore, chiede di essere risparmiata dalla vita se quello che deve fare è vivere nel dolore da questo provocato. Il poeta effettua anche dei paragoni tra l'amore che provoca e dolore e la vita per esempio di un pesce che, non appena toglie la testa dall'acqua, logicamente muore non appena esce dal suo habitat naturale, ovvero l'acqua. La medesima cosa succede a quegli animali che vivono in un ambiente alimentato dalle fiamme e dal fuoco, poiché non vive nel suo ambiente naturale, pertanto gli viene difficile rimanere in vita.

L'interlocutrice si rivolge dunque all'Amore chiedendogli clemenza, di sottrarla dunque a una vita contrassegnata dal dolore e dalla sofferenza e di riservargli delle gioie e mai dei dolori. Paragona la vita al cibo affermando che il dolore e il pianto le provocano dispiaceri soltanto e dunque la vita caratterizzata da dolore e pianti non è da considerare come se fosse una vera e propria vita, ma è una non vita. A livello metrico invece sono presenti delle metafore all'interno del testo, come ad esempio le seguenti: "Il semplicetto pesce, che solo ne l’umor vive e respira, in un momento spira tosto che de l’acqua esce..." e "l'animale che vive nella fiamma e nel fuoco, muore non appena cambia ambiente..."

A cura di Suzy90.
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