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La scommessa di Prometeo, sintesi

“La scommessa di Prometeo”


Quest’opera di Giacomo Leopardi fa parte della raccolta delle operette morali. Fu composta a Recanati intorno al 1824. Nell’operetta gli dei sono pronti a sottoporsi ad un’attenta analisi da parte di una cerchia di giudici che ha il compito di stabilire quale delle loro invenzioni sia la più importante. L’ambito premio, un rametto di alloro, viene vinto da Bacco, per l’invenzione del vino, da Minerva, per l’invenzione dell’olio, e da Vulcano, per la creazione della prima pentola. Tuttavia nessuna delle tre divinità accetta il premio per svariati motivi. La parte fondamentale dell’operetta, mista di racconti e dialoghi, è il momento nel quale Prometeo mostra la sua delusione per non aver vinto il rametto d’alloro. Egli infatti è convinto che l’uomo, la sua “invenzione”, sia la vincente. Il Titano riesce a convincere di ciò anche Momo, una divinità oscura, e tenta una scommessa proponendogli un viaggio sulla terra allo scopo di verificare se l’uomo fosse veramente l’invenzione più importante del mondo. Tuttavia le due divinità hanno sulla terra tre terribili incontri: un selvaggio che divora suo figlio per sfamarsi, una vedova arsa viva in memoria del defunto marito e un uomo per bene che si suicida dopo aver ucciso tutta la sua famiglia. Dunque questi avvenimenti dimostrano a Momo e Prometeo che gli uomini non sono poi così perfetti e di certo non sono degni di essere considerati la migliore invenzione divina. Così Prometeo paga la scommessa a Momo. Nella conclusione dell’operetta l’attenzione dei due protagonisti si sposta sull’equilibrio tra perfezione e imperfezione sul quale è costruita la civiltà umana. Infine Momo accetterà la tesi che il mondo sia ottimo e perfetto, solo se Prometeo ammetta che contenga anche tutti i mali possibili.

A cura di Federica

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