Concetti Chiave
- Leopardi attraversa tre fasi distintive nel suo studio: erudizione, conversione estetica e conversione filosofica.
- Nella conversione estetica, Leopardi si concentra sulla ricerca della bellezza nei miti classici e nella poesia di autori greci e romani.
- La conversione filosofica segna il passaggio dall'attenzione al bello alla riflessione sul vero e sul senso della vita.
- Leopardi sviluppa un pessimismo che evolve in tre fasi: individuale, storico e cosmico, estendendo l'infelicità a tutti gli esseri viventi.
- Le opere di Leopardi, come "A Silvia" e "Canto notturno di un pastore errante dell’Asia", riflettono profondamente il suo pessimismo cosmico.
Le Fasi dello Studio di Leopardi
Abbiamo affermato che Leopardi visse molti anni in uno studio “matto e disperatissimo”. Nella prima fase di questa sua attività si parla di uno studio erudito, cioè costituito da uno studio appurato e da conoscenze pressoché mnemoniche.
La Conversione Estetica di Leopardi
In una seconda fase Leopardi si dedica allo studio dei grandi miti classici dove permane e ricerca la bellezza. Pertanto tale fase viene definita estetica e si parla addirittura di una conversione, in quanto passò dall’erudizione al bello; la bellezza, come abbiamo già detto, stava nei temi classici in autori greci e romani dediti soprattutto alla poesia; tra questi figurano i lirici greci, come Mosco e Bione e, tra i poeti romani, ricordiamo Catullo, Tibullo, Propersio, Ovidio, Virgilio e Orazio.
La Conversione Filosofica di Leopardi
La terza fase che si definisce conversione filosofica, Leopardi passa dalla considerazione del bello a quella del vero, cioè il poeta comincia a fare riflessioni sull’uomo, sulla vita, sul fine di quest’ultima e sullo stesso senso del vivere.
Riepilogando, abbiamo quindi tre fasi:
1) periodo dell’erudizione;
2) periodo dall’erudizione al bello (conversione estetica);
3) periodo della filosofia, ovvero dal bello al vero (conversione filosofica).
Il Pessimismo di Leopardi
Leopardi, durante la formazione e quindi in giovane età, soffrì di una forma di pessimismo individuale; a causa delle difficoltà familiari e per la freddezza dei genitori avvertì un forte senso di disagio credendo che tutto il mondo fosse contro di lui.
Il Pessimismo Storico e Cosmico
In una seconda fase, detta del “Pessimismo Storico”, credette che gli uomini in origine fossero stati felici in quanto a contatto con la natura e quindi con gli dei; poi la civilizzazione e il progresso allontanarono l’uomo da questo primitivo stato di felicità.
La terza fase è quella del “Pessimismo Cosmico” poiché il poeta giunge alla determinazione che gli uomini sono stati, sono, e sempre saranno di loro natura infelici estendendo l’infelicità, a tutti gli esseri viventi, non solo quindi all’uomo, ma anche agli animale e alle piante così come attestano alcune pagine della Zibaldone e alcune operette morali e per la poesia i cosiddetti Grandi Idilli, poesie che egli compose dal 1828 al 1830, di cui fanno parte poesie come “A Silvia”, “Il passero solitario”, “La quiete dopo la tempesta”, “Il Sabato del villaggio” e, per ultimo, la lunga poesia “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia”.
Domande da interrogazione
- Quali sono le tre fasi principali dello studio di Leopardi?
- Come si manifesta il pessimismo di Leopardi nelle sue fasi?
- Quali autori influenzano la fase estetica di Leopardi?
Leopardi attraversa tre fasi nel suo studio: il periodo dell'erudizione, la conversione estetica dal bello e infine la conversione filosofica, che lo porta a riflettere sul vero e sul senso della vita.
Leopardi vive un pessimismo individuale nella giovinezza, seguito dal pessimismo storico, dove crede che la civilizzazione allontani l'uomo dalla felicità primordiale, e infine dal pessimismo cosmico, che estende l'infelicità a tutti gli esseri viventi.
Nella fase estetica, Leopardi si dedica allo studio dei grandi miti classici e si ispira a poeti greci come Mosco e Bione, e romani come Catullo, Ovidio e Virgilio, cercando la bellezza nei loro temi poetici.