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Romanticismo

Si diffonde a partire dal primo decennio dell’800 grazie ad un articolo di Madame de Stael nel quale si invitava alla lettura di poesia moderna, per affacciarsi al presente. I sostenitori di questo articolo furono i romantici, mentre gli oppositori furono i classicisti, i quali volevano mantenere la cultura passata, non volevano tradirla. Un oppositore classicista fu Pietro giordani al quale Giacomo Leopardi scrisse una lettera, però mai pubblicata nella quale sosteneva i classici. A ciò risposero i romantici con il Manifesto romantico: qui esponevano i principi fondamentali del romanticismo.
Il concetto di bello Romantici --> Il bello è relativo e varia in base allo spazio, al tempo, alla cultura
Classicisti --> Il bello è assoluto: è astorico, atemporale.
Il ruolo delle riviste: Le idee romantiche si diffusero attraverso tre riviste:
1) Il conciliatore: voleva conciliare vecchio e nuovo, illuminismo e romanticismo. Durò solo un anno, perché gli austriaci che governavano a Milano volevano distruggere questa propaganda.

2) L’antologia: pubblicata da Viesseux e Capponi.
3) Il politecnico: carattere multidisciplinare.

Giacomo Leopardi

Nasce a Recanati del 1798. Pur vivendo in una famiglia nobile, questa soffre di problemi economici. Visse tra il padre (ebbe una vasta e ricca biblioteca) e la madre anaffettiva e dedita solo all’apparenza (faceva sacrifici per arricchirsi esteticamente). Leopardi vive a Recanati, un paesello “chiuso”, privo di stimoli culturali situato nello stato più povero: lo stato della chiesa. Inizialmente viene istruito da precettori privati ma dopo si chiude nella biblioteca del padre. A soli 17 anni scrive il “Saggio sopra gli errori popolari degli antichi”, e iniziò a studiare lingue antiche. Iniziò a contrarre problemi fisici in quanto trascorse l’adolescenza e infanzia chinato sui libri (problemi di vista, posturali). Nel 1816 scrive una lettera e la invia alla biblioteca italiana, la leggerà solo Pietro Giordani (ne rimarrà sconvolta dall’originalità, grazie a lui Leopardi acquisterà fama). Leopardi vuole staccarsi da Recanati e riceve il permesso per andare a Roma dallo zio. Ne rimarrà deluso in quanto questa città si presenta come una Recanati più grande. Torna a Recanati e scrive le “operette morali” ma poi ottiene lavoro a Milano presso l’editore “Stella”. Da qui si sposta a Bologna e poi a Firenze dove incontrerà Manzoni e entrerà in contatto con il Gabinetto Viesseux. Si sposta poi a Pisa dove trascorre il più bel periodo della propria vita (scrive il “Risorgimento” e i “Canti pisano-recanatesi”). A causa di problemi economici ritornerà a Recanati dove passerà i 16 mesi peggiori della sua vita. Proprio qui scrive agli amici toscani che lo aiuteranno economicamente: conobbe poi una donna (Fanny Tozzetti) alla quale dedicò il “Ciclo di Aspasia”. Nell’ultima parte della propria vita si trasferisce a Napoli con l’amico fiorentino Ranieri, muore nel 1837.

Il suo pensiero e la poetica

È ripreso dallo Zibaldone, un diario che L. scrisse durante tutta la propria vita. Leopardi risulta molto legato alla lirica poetica, in quanto attraverso questa non si da una descrizione soltanto dell’IO individuale, ma dell’IO come spiegazione di una condizione umana. La riflessione su se stesso porta quindi a una meditazione sulla condizione umana.
Attraverso questo passaggio si arriva alla ricerca della felicità, il nucleo da cui parte tutto. Questa è destinata a rimanere delusa in quanto non è propria dell’uomo, non potrà mai essere raggiunta.
Teoria del piacere: ciò che può fare l’uomo è ricercare il piacere, un sollievo momentaneo ma non duraturo. È una pausa dall’angoscia e dal dolore. L’infelicità è una condizione umana e ha più cause: natura, vecchiaia, tempo, malattie, Natura (meccanicismo: necessità di morte, uomo parte di un meccanismo).

Le due fasi


1) 1816- 1819 --> Pessimismo storico: nella storia dell’umanità e in quella dell’uomo esiste un periodo di felicità. Per quanto riguarda la prima, gli antichi erano felici a differenza dei moderni in quanto non erano stati travolti dal progresso; per quanto riguarda la seconda, il periodo felice si ritrova nell’infanzia in quanto non viene utilizzata la ragione e quindi non si è a conoscenza della triste verità.

Natura: benigna (da illusioni)
Ragione: matrigna (fa conoscere la triste verità)

2) 1819 in poi --> Pessimismo cosmico: il dolore e la tristezza sono connaturati con l’uomo, la natura ha dato all’uomo la speranza e la voglia di felicità, ma glie la nega costantemente.

Natura e Ragione: matrigna
Ragione: benigna


Leopardi nella lettera di critica ai romantici espresse anche il proprio parere sui classici. A suo parere non bisognava emulare i classici, ma ritrovarne la “celeste naturalezza”. Ciò è difficile in quanto ci sono di mezzo secoli di sviluppo culturale ma si può fare attraverso la poetica del vago e dell’indefinito. Consiste nello scegliere parole, suoni, immagini, colori, che stimolino l’immaginazione e i sentimenti. Il termine definisce, la parola suggerisce ed evoca.

I Canti

È una raccolta pubblicata in 3 edizioni (2 da Leopardi, la terza dall’amico Ranieri).
1) 1831 --> A Firenze
2) 1835 --> A Napoli
3) 1845 --> A Firenze (Pubblicata da Ranieri)
Il titolo rimanda al canzoniere di Petrarca: nei canti c’è il rifiuto di una struttura ordinata, anche se si segue un ordine cronologico. Dà l’idea di una struttura aperta e frammentata, c’è un movimento a spirale: ci si muove anche tra poesie molto lontane a livello temporale.
I primi canti sono delle canzoni che si distinguono tra civili (riguardano la corruzione dei tempi, costumi..) e del suicidio (come gesto di rifiuto della società, a causa di incomprensioni..).

Gli Idilli

Inizialmente usati come poesie descrittive, vengono modificate da Leopardi il quale le trasforma in poesie sentimentali, di riflessione: non sono poesie che descrivono ma poesie che parlano (poesia pensante). Il paesaggio prima era soltanto uno sfondo, adesso è interlocutore, espressione dello stato d’animo.


Il ciclo di Aspasia

Dopo la stagione dei canti pisano-recanatesi, Leopardi abbandona Recanati e anche un tipo di poesia: quella delle immagini luminose, la poetica del vago e indefinito, l’idillio. A Firenze scrive questo ciclo, per una donna chiamata Fanny Tozzetti. Aspasia fu l’ultimo desiderio di amore provato da Leopardi, ne rimarrà deluso poiché rifiutato da lei.
Secondo Leopardi l’amore è l’illusione ultima dalla quale è difficile staccarsi poiché è legato alla riproduzione, all’istinto di sopravvivenza della specie. È illusione e tale rimane. L’eros è legato al thanatos e per ciò si ha l’annullamento dell’uomo che cambia il linguaggio e le immagini.
LINGUAGGIO --> diventa più aspro, più ironico e più duro;
IMMAGINI --> non c’è più Recanati.
In “A se stesso” compare il disprezzo: non è un disprezzo verso gli altri uomini ma un disprezzo verso la natura e verso il meccanismo incessabile. Se per Dante lo scopo e il fine riguardavano un ordine provvidenziale e quindi un fine, per Leo. non esiste un fine (visione atea e meccanicistica).
Si arriva all’ultima fase ossia al pessimismo titanico: Leopardi invita il proprio cuore (tutti) a combattere contro la natura disprezzandola. Devono cessare le guerre e i conflitti poiché l’uomo è destinato ad una fino che è uguale per tutti: si passa alla catena sociale. Con quest’ultima si intende l’unione, il legame con gli altri uomini contro la natura.

Le Operette Morali

Scritte durante il silenzio poetico del 1824. Vi è il passaggio da pessimismo storico a cosmico. Sono prevalentemente dialoghi, brevi componimenti in prosa e sono 24.
Titolo --> Sono “operette” perché brevi e ironiche. C’è un intento di insegnamento e comunicazione.
Personaggi --> Sono di vario genere (storici, della realtà, mitologici). Non c’è più la forma di protesta romantica perchè siamo nel pessimismo cosmico.
Pubblicazioni --> 1824: Pubblicazione da editore “Stella”,
1827: 1° stampa.
1834: 2° stampa.
1845: 3° stampa.

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