Teoria del vago e dell'indefinito

Leopardi soprattutto nella prima fase si scontra con la realtà anche a causa ella sua situazione familiare e fisica e il rapporto che ha con gli altri e anche il suo pensiero. Quando scrive i canti era già entrato nella fase del pessimismo storico. Era contro la realtà e da buon romantico aspira alla fuga della realtà che considera un luogo finito. Quindi lui aspira verso l’infinito e l’indefinito, ovvero ciò che non è realtà. Leopardi riesce a fuggire dalla realtà attraverso la poetica che nello Zibaldone definisce poetica dello vago e dell’indefinito. Per leopardi ci sono situazioni luoghi e suoni che permettono all’uomo di evadere dalla realtà. Se mi trovo su un monte e davanti a me c’è una siepe io non posso vedere quello che c’è oltre la siepe con la vista, io comincio quindi ad immaginare e a fantasticare e mi allontano dalla realtà e mi avvicino all’infinito a ciò che non è reale. L’infinito comincia proprio con Leopardi sul monte dove lui non riesce a guardare oltre la siepe, arriva ad immaginare spazi indefiniti con sovraumani silenzi. Ci sono quindi luoghi come colina, alberi che invitano a riflettere su ciò che c’è oltre quello che gli occhi possono vedere e quindi invita ad immaginare e fantasticare e passare quindi all’infinito. Ci sono anche i suoni che hanno lo stesso effetto che portano l’uomo all’infinito, come il canto che viene da una stanza chiusa, il fruttivendolo che grida e si sente nelle strade del paese, il muggito degli armenti che si perde in una vallata, permettono a leopardi di arrivare all’infinito. Quando luogo e suono fanno fantasticare Leopardi subentra la rimembranza, il ricordo, leopardi vuole ricordare la sua infanzia e quindi i giorni di spensieratezza. L’allontanarsi dalla realtà però sono momenti, istanti che danno comunque sollievo a Leopardi.
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