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Leopardi: il pensiero


Leopardi può essere definito un poeta filosofo perché alla base della sua poesia c’è una riflessione sull’esistenza umana e sulla cause della sua infelicità. Nel suo pensiero possiamo distinguere tre fasi:
Il pessimismo storico (1816-1819)
• In origine gli uomini viveva a stretto contatto con la natura che era simile ad una madre benevola. Gli uomini avevano tante illusioni, la loro vita era attiva, non conoscevano la noia ed erano soliti compiere atti eroici.
• Successivamente si è affermata la ragione e, con essa, lo sviluppo della civiltà: le illusioni si sono trasformate in delusioni, l’uomo si è reso conto che la realtà è triste e questo ha causato in lui uno stato di ansia e di timore (= angoscia)
• Quindi la storia ha modificato in peggio la condizione umana. Leopardi propone la soluzione seguente: per ritrovare i valori e la felicità di un tempo occorre che i poeti e gli scrittori imitino le opere classiche i cui valori sono molto più alti di quelli portati dalle civiltà moderne. Fra tutti i valori, Leopardi dà una grande importanza all’eroismo (= atti di coraggio e di rinuncia) e all’azione che ci ricordano il patriottismo.
A partire dal 1819, Leopardi attraversa una profonda crisi: abbandona la religione cattolica, il soggiorno romano è una delusione, i moti rivoluzionari del 1821 falliscono. Deluso da tutto, egli si avvicina al materialismo degli Illuministi che nega l’esistenza di ogni aspetto spirituale nella vita dell’uomo ed elabora la teoria del piacere. Egli sostiene che l’unica cosa che esiste è la materia (non c’è posto per Dio nel suo pensiero) e per conoscere le cose si può contare soltanto sui sensi (e non anche sulla fede e la religione). Pertanto, la felicità dell’uomo è legata alla soddisfazione dei sensi e alla conoscenza della realtà materiale che lo circonda.
Invece, spesso l’uomo è infelice. Perché? L’infelicità nasce da una contraddizione: l’uomo desidera un piacere infinito, senza alcun controllo, ma la realtà e lui stesso hanno dei limiti. Per questo motivo, l’unico piacere possibile è il piacere illusorio, cioè quello che viene raggiunto con l’immaginazione, con il ricordo, con l’attesa di un piacere ancora da venire. Per questo motivo, i temi delle liriche del Leopardi sono spesso, il ricordo, la speranza, l’infanzia e l’adolescenza cioè quei momenti della vita in cui l’uomo vive di illusioni.

Il pessimismo cosmico (1823-1829)

Le idee di Leopardi in questo periodo sono la conseguenza della teoria del piacere e sono espresse nelle Operette morali e nello Zibaldone. Leopardi si accorge che l’infelicità dell’uomo ha caratterizzato tutti i momenti storici e caratterizza tutte le creature viventi. Infatti la natura ha dato all’uomo il bisogno della felicità ma non gli ha dato la possibilità di soddisfare tale bisogno perché nel mondo la felicità non esiste. Per questo motivo, Leopardi definisce la natura non più come benevola, ma come malvagia: la vita è come un meccanismo che comprende solo il ciclo della nascita e della morte senza mai poter soddisfare il desiderio di felicità, perché il benessere dell’uomo non interessa alla natura. Anzi, la natura tormenta l’uomo con il dolore fisico e con le calamità naturali, le malattie e la morte. In questo pensiero così pessimista la ragione ha due compiti: fare capire all’uomo il carattere amaro della sua esistenza (= arido vero) e permettergli di accettare la sua sorte infelice con consapevolezza e dignità (= titanismo).
In un pensiero simile la visione religiosa del mondo non esiste e l’unica epoca positiva per il Leopardi resta l’antichità classica con il suo culto della forma e della bellezza.

Il titanismo e la solidarietà

Nel periodo della maturità, Leopardi si rassegna alla condizione infelice in cui la natura costringe l’uomo a vivere ed osserva la realtà in modo distaccato e con ironia. Questa rassegnazione è causata alle delusioni sentimentali e dal rifiuto di ogni illusione. E’ il periodo del titanismo (nella mitologia greca i Titani si erano opposti inutilmente al potere di Zeus): il poeta non si isola più, partecipa al dibattito politico e culturale del tempo, cerca di opporsi a tutto ciò che limita la libertà pur essendo consapevole che ogni sforzo sarà inutile. Nell’ultima fase del suo pensiero, Leopardi passa ad una forma di solidarietà, espressa nel poema La Ginestra.
Gli uomini sono infelici e fragili , nei loro confronti la Natura è matrigna. Invece di combattersi a vicenda, essi si devono unire per ridurre l’infelicità ed il dolore e costruire una società nuova basata sulla fratellanza e la solidarietà; in questa società nuova, la poesia ha la funzione di scoprire gli inganni e di mostrare a tutti la verità.

Riassumendo, il pensiero del Leopardi comprende i seguenti passaggi:
1. All’inizio l’uomo viveva a contatto con la natura che era benevola: essa permetteva all’uomo di essere felice, grazie alle illusioni
2. Nel corso della storia sono comparse la ragione e la civiltà che hanno trasformato le illusioni in delusioni (pessimismo storico). Quindi Leopardi critica la società contemporanea perché allontana l’uomo dalla sua condizione originaria di felicità.
3. Di fronte a tale situazione così pessimistica, Leopardi reagisce rassegnandosi, ma continuando a lottare anche se sa in partenza che ogni sforzo sarà inutile (titanismo).
4. In ogni epoca esiste l’infelicità e essa riguarda tutti gli esseri viventi. Pertanto la natura da benevola diventa malvagia e il pessimismo storico diventa pessimismo cosmico (= che coinvolge tutto)
5. Subentra allora il materialismo: tutta la realtà si fonda sulla materia e non c’è spazio per elementi di carattere spirituale: la vita è ridotta al ciclo nascita/morte, in cui è sempre presente infelicità e dolore
6. L’infelicità è la condizione assoluta dell’uomo: egli è nato per essere sempre infelice perché non potrà mai raggiungere il piacere che vorrebbe
7. Di fronte a tutto ciò, il Leopardi si rassegna e non si lascia turbare da questa visione pessimistica del mondo
8. Ritorno al titanismo
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