Il passero solitario


Il passero solitario è un grande idillio scritto da Giacomo Leopardi, noto autore del Romanticismo soggettivo, nato nel 1798 a Recanati e morto nel 1837 a Napoli. In questa lirica il poeta riflette sulla sua vita malinconica, paragonandola a quella di un uccello solitario. Leopardi prende spunto dalla cosiddetta canzone petrarchesca. La poesia è composta da tre grandi strofe. Nella prima descrive il comportamento del passero in contrasto con gli altri animali, non unendosi a loro nel cantare per accogliere la primavera, ma se ne sta li, su una torretta in solitudine. Nella seconda strofa compare la descrizione del comportamento del poeta in contrasto con i giovani del paese, che si godono la loro vita tra giochi e scherzi; quindi Leopardi si paragona al passerotto. Nella terza ed ultima strofa vengono messi a confronto i due modi di esistere, ovvero quello del passero e del poeta, tra una disuguaglianza, cioè l’animale vive secondo la natura, mentre Leopardi vive contrariamente alla propria natura.
All’interno della poesia sono presenti moltissime figure retoriche: l’allitterazione in “C”, “L”, “S”, “V”, “A” ed infine anche “G”. E’ presente l’anafora in “chi”, l’onomatopea “rimbomba”. Sono presenti poi anche alcune metafore come “mare il giorno”. Alcune metonimie come ad esempio “la gioventù del loco” che sta ad indicare i giovani del borgo. Ci sono anche tanti enjambement come “alla campagna/cantando voi”. La lirica non segue un duro schema, ma sono presenti alcuni versi che rimano tra di loro; questi ultimi sono endecasillabi. Il linguaggio è ricco di termini semplici e familiari che si alternano con quelli ricercati e letterali. Il tono è serio e anche molto malinconico. La solitudine è il tema predominante della lirica e questo lo capiamo quando il poeta preferisce non unirsi alla festa dl paese, ma di restare in casa, non vivendo così la sua giovinezza e aspettando la vecchiaia in modo triste e malinconico. Il messaggio che il poeta vuole trasmettere attraverso questa poesia è quelli di godersi la vita perché un giorno finirà, non essendo chiusi ed eremita, come lo è stato lui durante gli anni più belli.
Anche io a volte, anzi spesso e volentieri preferisco isolarmi, lontano da divertimenti e felicità; li amo considerarli come dei momenti tranquilli, in cui posso trovare pace e serenità. Mi ritengo un po’ come Leopardi, infatti il sabato mi rifiuto di uscire e gli inviti fatti da qualche mio amico o qualche mio cugino e starmene a casa, magari studiando e facendo qualche piccolo hobby.
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