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Lettere e scritti autobiografici: Di Leopardi ci è rimasto un folto gruppo di lettere che pur non essendo state scritte per essere pubblicate sono testi di grande bellezza e intensità come quelle a Pietro Giordani nel 1817. Al giovanissimo Leopardi, 19enne, che pativa la chiusura e l’isolamento nella piccola città di provincia mancava il calore della comunicazione umana e quindi trovò in Giordani (più grande di lui di 24 anni) un ideale sostituto della figura paterna, un confidente a cui confessare i propri tormenti interiori ma anche le proprie idee per i progetti. Inoltre un gruppo cospicuo di lettere è indirizzato ai familiari: al fratello Carlo, alla sorella Paolina in cui trova un alter ego, a cui confidare le sue vicende più intime. Questa sostanzialmente è l’annuncio di una svolta fondamentale nell’esperienza umana e poetica di Leopardi, che raggiunge quel “risorgimento” dalla facoltà di immaginare e sentire attraverso il recupero memoriale del passato. Le lettere al padre invece rivelano una difficoltà di rapporto: il reazionario conte Monaldo era troppo lontano ideologicamente e culturalmente dal figlio, ingessato in una mentalità passatista. Dalle lettere di Leopardi traspare quindi il bisogno di aggetto e di calore umano. Oltre che ai familiari vi sono poi le lettere destinate a importanti personalità come Vincenzo Monti, Gian piero Vieusseux ecc..

Lo stato d’animo conseguente a questo fallimento aumentato da un problema alla vista che gli impedisce anche la lettura lo portano ad uno stato di aridità. Questa crisi del 1819 segna un altro passaggio detto dal poeta stesso “dal bello al vero” dalla poesia d’immaginazione alla filosofia e ad una poesia nutrita di pensiero.

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