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Leopardi - Grandi Idilli


I Grandi Idilli furono composti tra il 1828 ed il 1830, dopo il periodo di distacco di Leopardi dalla poesia, determinato dalla mancanza di ispirazione poetica seguita alla delusione del viaggio a Roma. La rinascita della sua ispirazione si deve anche grazie ad una nuova fuoriuscita del poeta da Recanati nel periodo in cui si trova a Firenze e a Pisa; infatti inaugura questa nuova stagione poetica con un idillio che intitola proprio Il Risorgimento, seguito da A Silvia e tornando a Recanati ne scriverà altri quali: Le Ricordanze, La quiete dopo la tempesta, Il sabato del villaggio, Il canto notturno di un pastore errante dell'Asia ed Il passero solitario.
Ciò che differenzia la produzione dei Piccoli Idilli dalla produzione dei Grandi Idilli è innanzitutto l'estenzione dei contenuti: come dicono gli stessi titoli.
Ma la distanza è dettata soprattutto dal maturare di una diversa concezione della natura che da positiva (ovvero da una concezione finalistica della natura, cioè la natura che opera per il bene dell'uomo) passa ad una concezione negativa: la natura vista come madre matrigna che ora sembra creare l'uomo proprio per ... in quanto prima gli regala il dono delle illusioni e poi gliele porta via ed ora viene vista come totalmente indifferente alla condizione umana; quindi l'immagine di una natura che bada esclusivamente al mantenimento dell'equilibrio dell'ecosistema e che è del tutto indifferente nei confronti dell'infelicità dell'uomo.
La grandezza di questi idilli sta proprio nel fatto che pur se essi contengono un pensiero cupo, aspro, in essi il poeta riesce a raggiungere un perfetto equilibrio tra il mondo delle illusioni e l'arido vero e riesce ad esprimere questi contenuti con un linguaggio dolce, armonioso e musicale, questo grazie all'atteggiamento di distacco e di stoica indifferenza con cui il poeta si pone nei confronti del male di vivere.
Per quanto riguarda la forma metrica utilizzata ritorna la canzone, ma questa di Leopardi viene definita canzone libera perché è libera dalle leggi dell'isostrofismo che avevano caratterizzato la forma metrica tradizionale.
[Forma metrica tradizionale: la canzone è costituita da un numero dispari di strofe, dette stanze, in genere 5 o 7, seguite da un congedo. Le strofe sono tutte di uguale misura, i versi possono essere endecasillabi e settenari e in ciascuna stanza si ha un'analoga successione di endecasillabi e settenari e viene ripetuto uno stesso schema di rime, per cui una volta analizzata una stanza le caratteristiche di una stanza si ripetono in tutte le altre stanze. Le stanze possono essere divise in una fronte ed una sirma, tra queste due vi è un verso che unisce le due parti chiamato verso chiave o concatenatio; la fronte può essere divisa a sua volta in due piedi, la sirma in due volte, però per effettuare questa suddivisione interna c'è bisogno che la fronte e la sirma abbiano un numero pari di versi e il ripetersi dello stesso schema di rime. Talvolta può accadere che la fronte sia divisibile e la sirma no. Il congedo, situato alla fine della canzone, in genere si estende in misura uguale alla sirma.]
Leopardi si rifà alla metrica tradizionale in quando utilizza gli endecasillabi ed i settenari, però non vige la legge dell'isostrofismo, cioè ogni strofa contiene un numero diverso di versi, infatti non parleremo di stanze ma di lasse e non abbiamo uno schema fisso delle rime, anzi a volte al posto delle rime sono presenti delle assonanze.
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