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UNA TERRIBILE ALLEGORIA: IL GIARDINO-OSPITALE

Giacomo Leopardi

In questo passo dello Zibaldone (1826) si giunge all’affermazione della negatività dell’universo, in tutte le forme di vita, con la descrizione del “giardino di piante, d’erbe e di fiori”, apparentemente colmo di armonia, ma in realtà percorso da infinite forme di sofferenza: allegoria della condizione della vita e dell’uomo.

“Non gli individui, ma la specie, i generi, i regni, i globi, i sistemi, i mondi furono e saranno sempre infelici di necessità”.
Leopardi ci invita ad entrare in “un giardino di piante, di fiori”. Dietro all’apparente armonia della natura, si nasconde la “souffrance”, cioè la sofferenza, ad esempio della rosa “offesa dal sole”, del “giglio succhiato crudelmente da un’ape”, dell’ “albero infestato da un formicaio, bruchi, mosche, lumache, zanzare, dall’aria o dal sole”.

Leopardi afferma che “in tutto il giardino tu non trovi una pianticella sola in stato di serenità perfetta”. La “donzelletta” o il “giardiniere”, infatti, calpestano e danneggiano il giardino che diventa “quasi un vasto ospitale”.
Per Leopardi l’ospedale è un luogo più triste del “cemeterio”, perché mentre quest’ultimo rappresenta la morte e quindi la fine della sofferenza, l’ospedale vede il prolungarsi dell’infelicità e del dolore.

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