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Il dialogo di Tristano e di un amico

Leopardi rivendica il suo impegno di scoprire il vero valore della vita rifiutando la cultura ottimistica, incentrata sull'antropocentrismo e condannando gli uomini, perché credono a ciò che gli conviene, si autoingannano. L'amico è una figura evanescente rappresentata dall'opinione pubblica esaltata dal progresso. Tristano è la proiezione dell'autore e nel nome è implicito l'atteggiamento di Leopardi: è triste perché consapevole dell'infelicità della vita è Tristano rimanda a "Tristano e Isotta del genere cavalleresco". Trististano finge di ritrattare le proprie idee e di assecondare quelle dell'amico, ma in realtà le demolisce ribadendo le proprie (discorso antifrastico). Il primo punto riguarda l'infelicita della vita, il secondo la perfettibilità della vita, il terzo la conoscenza (Leopardi dice che non ci sono mai stati tanto ignoranti quanti nel suo secolo) e l'ultimo punto la superiorità del secolo XIX agli altri. L'amico non si accorge del tono ironico di Tristano che alla fine getta la maschera (riga 57/58 culmine del suo pensiero). Ad un certo punto però l'amico si rende conto del tono ironico di Tristano. Ormai non è più turbato da ciò che è stata la sua vita passata. È la degna conclusione delle operette morali. Desidera la morte, ma non si piega continua la sua vita. Questa condizione di infelicita è comune a tutti gli uomini.

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