Leopardi: biografia

Giacomo Leopardi nasce il 29 giugno 1798, a Recanati (territorio dello Stato Pontificio) da una famiglia nobile, ma in decadenza economica.
In un clima di grande solitudine affettiva, Giacomo inizia un periodo di “studio matto e disperatissimo” nella ricca biblioteca del padre dove acquisisce un’erudizione enciclopedica, legge appassionatamente autori greci, latini e italiani. Lo studio però gli devasta il fisico: si ammala di scoliosi e soffre di frequenti febbri.
Nel 1816 avviene quella che Leopardi stesso chiamerà la sua “conversione letteraria”, ovvero il passaggio dall’erudizione, a cui si è dedicato fino ad allora, al “bello” della poesia. In quell’anno legge l’articolo di Madame de Stael, la scrittrice francese che invitava polemicamente gli scrittori italiani ad aprirsi alla nuova tendenza romantica e il diciottenne Leopardi rispose inviando alla rivista due Lettere(che non vennero però pubblicate), in cui affermava di rifiutare la nuova poetica.

Successivamente inizia a scambiare amichevoli lettere con Pietro Giordani, direttore di quella rivista e anch’egli sostenitore del Classicismo contro le nuove idee romantiche che andavano diffondendosi. Nel 1817 Leopardi dà inizio alla compilazione del quaderno dello Zibaldone, una raccolta di appunti filosofici e letterari e, sempre in questo periodo s’innamora della cugina Gertrude Cassi.
Nel 1818 matura la sua seconda “conversione”, quella politica dove abbandona l’ideologia conservatrice e reazionaria del padre e abbraccia l’ideale patriottico dell’Italia. Leopardi soffre sempre più per gli scontri con il padre e per la mancanza d’affetto della madre, così compie un breve viaggio a Macerate, accompagnato dall’amico Giordani e, nello stesso anno scrive il Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica, in cui ribadisce la sua preferenza per il Classicismo. Nel 1819 avviene la sua terza “conversione”, quella filosofica (il cosiddetto “passaggio dal bello al vero”): Leopardi scopre il “solido nulla”; abbandona la fede religiosa molto forte nei genitori e professa l’ateismo e il materialismo.
Nel novembre 1822 ottiene di soggiornare a Roma, ospite da uno zio, ma la capitale gli suscita una grande delusione, quindi ritorna a Recanati. L’anno successivo scrive le prime venti Operette morali. Nel 1825 parte da Recanati cercando di rendersi economicamente indipendente. Soggiorna a Bologna, poi a Milano e si trattiene per alcuni mesi a Firenze, dove frequenta i letterati cattolico-liberali dell’”antologia” e conosce Alessandro Manzoni. Nel 1828 Leopardi è a Pisa, dove, dopo alcuni anni di silenzio poetico, torna a scrivere versi (A Silvia), poi però, rimasto privo di mezzi economici, è costretto a fare ritorno alla casa paterna di Recanati dove ha un periodo di crisi, ma nonostante questo compone la maggior parte degli altri “grandi idilli”.
Nel 1830, grazie all’aiuto degli amici toscani, riesce a lasciare per sempre il “natio borgo selvaggio” di Recanati e va a Firenze dove s’innamora, ancora una volta non ricambiato, di Fanny Targioni Tozzetti (da lui cantata con lo pseudonimo Aspasia) e stringe amicizia con Antonio Ranieri con cui si trasferisce a Napoli dove, nel 1837 muore per un’improvvisa crisi cardiaca.

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