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A Silvia - Giacomo Leopardi


Silvia, ragazza che abitava vicino a Leopardi, stava arrivando all’età della maturità (21 anni). Ella cantava sempre e il suo canto entrava nella tranquilla casa del poeta recanatese. La donna era felice perché pensava a quello che avrebbe avuto crescendo mentre tesseva la tela. “A Silvia” all’inizio è tutto un ricordo dei momenti sereni di vita giovanile. In quell’epoca tutto era vissuto in modo positivo.
La considerazione della morte di Silvia porta Leopardi a pensare che le promesse fatte in gioventù vengono distrutte nell’età adulta. La ragazza era timida, non la lusingava nulla, nemmeno parlare d’amore con le sue compagne nei giorni festivi. Leopardi successivamente non si rivolge più a Silvia ma alla speranza, che va tutta a finire nella tomba della ragazza.
“A silvia” e “L’infinito” sono idilli, i quali rappresentano la massima espressione del sentimento del poeta. Oltre alla rimembranza c’è la teoria del vago e l’indefinito, il fatto che il futuro sia incerto e porta a sperare e ad essere illusi ma anche positivi. Gli idilli sono quelli del periodo recanatese (operette morali). Quelli scritti nel periodo pisano-recanatese sono detti grandi idilli.
Silvia possiamo dire che non è la figlia del cocchiere, una ragazza in carne ed ossa, ma la definizione della crisi delle illusioni.
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