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La crisi - Leopardi

Il critico Bruno Piral scrisse un’operetta intitolata "La crisi" del 1821. Leopardi in questo anno infatti ebbe un’importante crisi di carattere innanzitutto religioso. Da questa crisi nacque l’approccio ateo e materialistico che da quel momento Leopardi non abbandonò più. Già nel 1819 questo processo manifestò i suoi primi sintomi. Nei confronti della filosofia Leopardi provava un sentimento di grande ammirazione perché aveva avuto il merito di cancellare superstizioni, ignoranze e barbarie che per troppo tempo avevano contaminato le menti umane. La filosofia è la causa principale dell’annullamento della fantasia e dell’immaginazione, ma Leopardi la ammira comunque per quanto spiegato precedentemente. Leopardi giunse alla conclusione che non esistevano idee e valori assoluti, ispirandosi a Montesquieu. Questo significa che ogni platonismo è falso. Se però il platonismo crolla, allora in Leopardi cadde anche tutta la fiducia che lui riponeva nella filosofia degli antichi. In questo procedimento Leopardi stava diventando sempre più moderno. Il materialismo e l’ateismo giunsero da questa strada. Nel 1821 Leopardi si scoprì entusiasta delle scoperte illuministiche e dello strumento della ragione. Nel 1821 Leopardi scrisse pagine eloquenti e molto velenose sul cristianesimo, discostandosi così dal clima culturale della sua famiglia. Secondo Leopardi il cristianesimo aveva fatto dimenticare la cura del proprio corpo, aveva chiuso l’uomo in un individualismo in cui egli aveva potuto scordare i valori civili ed era infine colpevole anche di avere educato l’uomo a valori negativi come la passività. Leopardi viveva nella soffocata realtà dello Stato pontificio e viveva direttamente gli effetti del totalitarismo della Chiesa. Leopardi disse anche che il cristianesimo privava l’uomo della possibilità di essere felice sulla Terra. La professione cristiana era quindi dannosa perché l’unico soggetto da amare era Dio, mentre il resto era marginale e portava l’uomo a una chiusura in sé stesso. Leopardi spese parole dure anche nei confronti della vita monastica che era ritenuta una forma di individualismo egoistico.

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