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Ungaretti, Giuseppe - Vita e opere scaricato 18 volte

Giuseppe Ungaretti

Giuseppe Ungaretti nasce il 10 Febbraio 1888 ad Alessandria D’Egitto da genitori italiani, dove frequenta una scuola di lingua francese.
Nel 1912 si trasferisce prima a Parigi dove si iscrive alla facoltà di lettere della Sorbona e poi in Italia per l’abilitazione all’insegnamento del francese.
Si arruola come soldato semplice nella prima guerra mondiale e proprio lì nelle trincee scrive le prime poesie “il porto sepolto” nel 1916.
Dopo la guerra lavora presso il giornale diretto da Mussolini “il popolo d’Italia”, nel 1919 pubblica la raccolta “allegria di naufragi”.
Questa fase della vita del poeta corrisponde secondo le sue parole: alla “presa di coscienza della condizione umana, della fraternità degli uomini nella sofferenza, dell’estrema precarietà della loro condizione”.
Nel 1933 scrive le poesie di “sentimento del tempo” e 3 anni dopo insegna lingua e letteratura italiana all’università di San Paolo del Brasile.

Sempre in Brasile nel ’42 gli muore prima il fratello e dopo due anni nel ’39 il figlio.
Ungaretti torna in Italia e tra la tragedia della morte dei suoi cari e quella della seconda guerra mondiale, scrive nel 1947 “il dolore”.
Nel frattempo ottiene la cattedra di letteratura Italiana moderna e contemporanea all’università di Roma e continua ad essere poeta e traduttore.
Pubblica nel ’50 “la terra promessa” ispirato all’”Eneide di Virgilio” lasciato in sospeso dieci anni prima.
Nel ’52 esce una raccolta di poesie “un grido e paesaggi” e nel ’69 la Mondadori pubblica “vita d’un uomo”.
Ungaretti muore nel 1970.
L’”Allegria” si compone in cinque sezioni disposte in ordine cronologico: Ultime; il Porto sepolto; Naufragi; Girovago; Prime.
Ungaretti scrisse l’”Allegria” come in una sorta di diario, ciò che sentiva, che provava, nei momenti della prima guerra mondiale, per esempio quando si trovò nelle trincee o sulle rocce del Carso.
Quei luoghi di guerra, gli suscitarono tanto dolore e allo stesso tempo fù tanto “attaccato alla vita” come disse proprio lui in un verso della “Veglia” in cui assistette tutta una notte al corpo di un soldato deceduto.
I versi della poesia “Fiumi” sono scritti ripensando ai fiumi visti nel corso della sua vita, come il Serchio a Lucca, città dei genitori o il Nilo ad Alessandra D’Egitto dove è nato.
Ripensare agl’anni di spensieratezza giovanile gli dava una tregua da quell’orrore che stava vivendo, ma finendo con una visione del futuro pessimistica, un proprio futuro “oscuro, minaccioso”.
“San Martino del Carso” sono versi di dolore, nel vedere la città distrutta e di dolore nel suo cuore per le perdite dei compagni.
“Soldati” è il momento finale della guerra, erano in attesa, come se fossero stati in attesa di morire, come sono “foglie di un albero in autunno”.
E’ vero che il poeta scrisse “Soldati” in riferimento alla 1° guerra mondiale, ma non sembra anche riferito per il mondo attuale? È chi dice che Svevo e Ungaretti non abbiano scritto guardando il futuro?

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