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Giuseppe Ungaretti (1888-1970)


Ungaretti nasce nel 1888 ad Alessandria d’Egitto da genitori lucchesi. Lì avrà una formazione nella scuola francese, e per questo nel 1912 si trasferisce a Parigi, dove studia alla Sorbona. Nella capitale entra in contatto con l’ambiente simbolista, che influenzerà profondamente la sua poesia, e inoltre frequenta personaggi della scena culturale europea tra cui De Chirico, Picasso e Modigliani.
Allo scoppio della prima guerra mondiale, si arruola come volontario, combattendo in Francia e sul Carso. A questa esperienza sono ispirate molte delle sue opere, le quali iniziano a essere pubblicate nel 1915 sulla rivista “Lacerba”, e vengono stampate per la prima nel 1916, nella sua prima raccolta “Porto sepolto”, seguito da “Allegria di naufragi”. Collaborerà inoltre con altre riviste letterarie, come il Popolo d’Italia, e La Gazzetta del Popolo. Dopo la guerra ritorna a Parigi, per lavorare all’ambasciata italiana. Nel 1936 viene nominato docente di letteratura italiana all’Università di Sao Paolo, tornando poi nel 1942 in Italia per insegnare alla Sapienza di Roma, ricevendo lo stesso anno il titolo di Accademico d’Italia. Poco prima della sua morte, nel 1970, l’editore Mondadori pubblica la sua opera omnia: “Vita di un uomo. Tutte le poesie”.

La Poesia


L’Allegria (prima, Allegria di naufragi) (1919)


Il titolo proviene dalla poesia Allegria di naufragi, il quale titolo è un ossimoro. La scelta del titolo rappresenta lo stupore dell’essere sopravvissuto alla prima guerra mondiale. Questa raccolta infatti, racchiude l’esperienza biografica dell’autore combattente sul Carso e sul fronte francese. Essa è divisa in cinque sezioni: Ultime, poesie vicine all’avanguardia e al Futurismo del primo novecento; Il porto sepolto, Naufragi, Girovago e Prime, poesie che introducono al nuovo stile poi presente nella seguente raccolta. Egli qui narra dell’incombente minaccia della morte, e le condizioni dei soldati, come allegoria dell’esistenza umana. Questa raccolta è caratterizzata da innovazioni dal punto di vista formali, si presentano infatti sperimentazioni sia dal punto di vista dell’impaginazione, sia da quelli che vengono chiamati “versicoli”, ovvero versi molto corti, a volte costituiti da una singola parola, con un grande potere evocativo.
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