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Giuseppe Ungaretti: "San Martino del Carso" e "Soldati"

La poesia “San Martino del Carso” è forse la più nota tra le poesie di Giuseppe Ungaretti: in essa vi è il rapporto tra la desolazione del paesaggio carsico su cui è passata la bufera della guerra e a desolazione del cuore del poeta in cui sono confitte tutte le croci dei compagni caduti.
Sono parole dense e lente, cinte da larghi margini di silenzio.

San Martino del Carso

Di queste case
Non è rimasto
Che qualche
Brandello di muro
Di tanti (1)
Che mi corrispondevano
Non è rimasto
Neppure tanto (2)
Ma nel cuore
Nessuna croce manca
E’ il mio cuore
Il paese più straziato

Note

(1) Tanti sono i compagni di trincea, con cui il poeta corrispondeva. il termine corrispondeva qui non significa comunicare, è qualcosa di più, è una consuetudine affettuosa di sacrifici e di solidali conforti.

(2) L’ orrore dei corpi dilaniati, quasi polverizzati dalla guerra. Analogia e assonanze tanti…tanto.

In “Soldati” la primavera della vita può essere l’improvviso autunno della morte. La poesia stessa contrae i tempi del suo già breve respiro, diventa l’emblema dolente dell’ umana caducità.

"Soldati"

Si sta come(1)
d'autunno
sugli alberi
le foglie

Nota

(1) Il poeta isola il tema della caducità per evitale la comparazione.

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