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Ungaretti - La poetica: fede e simbolismo


Conformemente alla poetica decadente e simbolista, Ungaretti concepisce la poesia come strumento conoscitivo della realtà. Egli ritiene che, sia la conoscenza della realtà interiore (di se stessi) che esteriore (dell’universo) non si raggiunga per via scientifica, razionale o filosofica, ma per via analogica e ciò permette di scoprire, tramite improvvise folgorazioni, le relazioni che intercorrono tra soggetti e oggetti; egli crede inoltre che, in seguito ad un’esperienza interiore, sia possibile acquisire consapevolezza dell’armonia che governa l’universo.
Ungaretti fu particolarmente influenzato dai simbolisti francesi, soprattutto da Mallarmé, da cui trae sia il carattere innovativo della sua poetica, che scaturisce dalle illuminazioni folgoranti che provengono dalla memoria, sia dall’uso di un linguaggio simbolistico e degli spazi bianchi tra un verso e l’altro, non utilizzati in maniera casuali ma allo specifico fine di isolare la parola, conferendole un valore essenziale. Dai suoi componimenti, Ungaretti lascia trasparire l’uso di una poesia pura che ha lo scopo di evocare le immagini con immediatezza e il gusto per il frammento, cioè versi molto brevi, quasi frammentati, detti versicoli. La poesia di Ungaretti lascia emergere la storia dell’itinerario umano del poeta, dall’angoscia esistenziale che deriva dal senso del mistero e del dolore, fino a giungere alla fede in Dio, dalla concezione di “uomo di pena” a cui basta un’illusione per farsi coraggio, a quella di uomo di fede: egli passa dunque da uno stato di sofferenza ad una condizione addolcita dall’abbandono a Dio. Il percorso tracciato dai componimenti dell’autore spiega il titolo della sua raccolta completa, “Vita di un uomo”.
Questa concezione della poesia, intesa come autenticità dell’essere, richiedeva un’espressione più adeguata, che egli individuò nell’uso della parola nuda, scarna, ridotta alla grettezza e all’essenzialità, stabilendo così un rapporto diretto e intimo con le cose. Egli non adopera la parola abusata, logorata dall’uso e modificata dal tempo, ma termini puri, incontaminati, quasi peregrini. Egli dice infatti: “quando scopro in questo mio silenzio una parola, scavata nella vita come un abisso”, intendendo dire che egli rielabora il significato dei termini comuni, reinventandoli e attribuendo loro un’originalità.
L’uomo è il contenuto centrale dell’opera di Ungaretti. L’ansia della vita, la pena di esistere, le effimere illusioni e il rapporto dell’uomo con Dio sono i fili conduttori e gli elementi della realtà che il poeta si propone di mettere a nudo, cercando, attraverso le esperienze personali, le tappe del vivere di una situazione universale. Egli parte da Ungaretti uomo per trasporre la sua esperienza personale in relazione all’umanità. Si passa quindi da Ungaretti uomo all’Uomo (dal particolare all’universale).
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