GIOVANNI VERGA

Giovanni Verga nasce nel 1840 da una famiglia appartenente all’aristocrazia siciliana (classe sulla quale si concentreranno gli scritti di De Roberto e Tommaso di Lampedusa). La sua estrazione sociale giustifica la sua concezione di:
• Immobilismo sociale: ritiene che la struttura sociale sia determinata da una “fatale necessità” e dunque ogni individuo non può cambiare la propria posizione, che è quindi immutabile. Da questo ne deriva la visione che la vita non è altro che una lotta contro il destino, lotta inutile, destinata al fallimento.
• Conservatorismo in politica: egli è un conservatore e, a contrario di Zola, non crede in una possibile vittoria del IV stato.
Da queste sue due concezioni deriva quella degli umili e di conseguenza il rapporto tra l’autore e questa parte della società: Verga sostiene l’eroismo dei personaggi in quanto, pur sapendo che la loro condizione sociale mai potrà cambiare e che mai potranno sperare nell’aiuto di Dio, camminano e affrontano la vita con dignità e a testa alta. Proprio per questa ragione egli ha una grande stima per gli umili, ma allo stesso tempo riesce a comprenderli fino in fondo nonostante la sua alta estrazione sociale, a differenza di Manzoni che ne prova compassione senza riuscire a comprenderli veramente. Questo aspetto venne analizzato in primis da Gramsci e poi da Moravia in “L’uomo come fine”.

Per quanto riguarda la sua formazione culturale egli frequenta l’università di giurisprudenza a Catania ma, scoperta la passione per la letteratura in termini di scrittura e lettura della letteratura italiana, non prenderà mai la laurea.
1869: si trasferisce per tre anni a Firenze. Durante il soggiorno fiorentino nasce la sua produzione minore caratterizzata da romanzi che sono accomunati dal fatto che sono ambientati tutti, a parte “Storia di una Capinera”, nelle città del Nord, e per la predilezione dell’analisi della classe borghese, in particolar modo per l’attenzione al mondo degli artisti (interesse già documentato dai fratelli Deconcour e successivamente in arte da Degàs).
• Romanzi storici (I carbonari delle montagne, Sulle Lagune, Amore e patria)
• Romanzi sentimentali (Storia di una Capinera, Eva, Tigre Reale, Eros)
Il fine dei romanzi è di diletto, di intrattenimento. Sebbene non sia ancora un verista inizia a palesarsi il suo interesse nei confronti di personaggi sconfitti, vinti in ambito amoroso ed artistico.
1872: si trasferisce a Milano, partecipa attivamente alle testate giornalistiche ed entra in contatto con i veristi e la scapigliatura milanese (emulano i Maledetti francesi)
1874: pubblica “Nedda” (storia di un’umile raccoglitrice di olive), novella che attesta i suoi nuovi interessi e con cui inizia la sua produzione maggiore:
1. Contenuti: attenzione nei confronti della vita degli umili
2. Ambientazione geografica: Sicilia
3. Ambientazione sociale: mondo contadino che vive di stenti
4. Fine: affrescare i drammi sociali del Sud
Con la pubblicazione del romanzo “Il marito di Elena” sembra tornare il suo interesse ai romanzi sentimentali ma da questo momento in poi inizia quella che viene definita la sua Produzione Maggiore o Verista comprendente:
A. Due raccolte di novelle:
• Vita dei campi (1881) composta da
1. La Lupa
2. Fantasticheria
3. Cavalleria Rusticana
4. Jeli il pastore
5. Rosso Malpelo
• Novelle Rusticane (1883) composta da
1. Pane nero
2. La roba
3. Libertà

B. Romanzi:
• Il Ciclo dei Vinti ( inizialmente chiamato “Marea” in quanto il mare nell’immaginario verghiano è il simbolo della lotta quotidiana che caratterizza la vita dell’individuo)
1. Malavoglia- lotta per uscire dalla fame
2. Mastro Don Gesualdo- lotta per conquistare la roba(terre) e divenire Don
3. La duchessa di Leira- lotta per quell’amore che è fonte di gioia e gratificazione
4. L’onorevole Scipioni- lotta per la carriera politica
5. L’uomo di lusso- lotta per la gloria artistica
Ogni protagonista dei romanzi è parente di quello del romanzo precedente e successivo (Mastro Don Gesualdo è parente dei Malavoglia e la duchessa di Leira è la figlia di Gesualdo).
Nonostante gli unici romanzi realizzati, e non soltanto pianificati, sono i primi due. Il fine del Ciclo è quella di analizzare la lotta, naturalmente fallimentare, per il meglio partendo dall’analisi delle classi più basse fino ad arrivare a quella più alta. L’idea del Ciclo viene ripreso da Zolà.

C. Teatro:
• Cavalleria Rusticana- nasce come novella ma successivamente viene resa in melodramma e musicata da Mascagni.

1893: torna a Catania
1922: muore a Catania

Caratteri
• Contenuti:
1. Valori cardine siciliani
o Casa → ha una funzione protettiva per l’uomo (vd. Casa del Nèspolo dove si riuniva la famiglia nei Malavoglia)
o Famiglia → protegge l’individuo dalle insidie del mondo esterno. Nel momento in cui uno dei componenti del nucleo familiare decide di allontanarsi per la “brama del meglio” ne pagherà le conseguenze (Lia diviene una prostituta, ‘Ntoni finisce in galera a causa del suo inserimento nel mondo del contrabbando)
o Onore → si ripristina con il sangue. Binomio onore-sangue che deriva dalla cultura greca.
2. La roba (la terra, i beni immobili) ha due volti:
o Roba intesa come libertà politica. Il mondo del Sud identificava la terra con la libertà. (cf. Libertà, novella ambientata sullo sfondo dello sbarco dei mille. La popolazione meridionale credeva che Garibaldi non venisse tanto per la libertà politica quanto per regalare la Roba.
o Roba legata alla legge dell’economia. Il mondo contadino è caratterizzato da un’interiorità pura, nel momento in cui viene inserito in tale mondo la corruzione che deriva dalle leggi dell’economia, e dal desiderio di ricchezza, la purezza viene meno.
• Forma:
1. Impersonalità→ l’autore è esterno, non palesa il suo punto di vista

2. Coralità→ lascia parlare i compaesani dei protagonisti. In questo modo la voce narrante sono i compaesani, la focalizzazione è interna e la tecnica utilizzata è il discorso indiretto libero, i compaesani vengono lasciati parlare liberamente senza alcun tipo di mediazione da parte dell’autore. A questo proposito il critico Baldi nel 1980 parla, riferendosi a Verga, di “artificio della regressione”: il narratore regredisce fino a scomparire completamente. Questa tesi verrà sostenuta nel 1993 da Luperini.
3. Dialettalità→ Verga, come afferma Russo, per il fatto che i più non lo comprenderebbero, non può scrivere in siciliano, per questo sceglie come lingua da utilizzare il toscano colto mischiato ad alcuni modi di dire o proverbi tipicamente siciliani (si distinguono in quanto scritti in corsivo).

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