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GIOVANNI VERGA – ROSSO MALPELO

Uno dei due più grandi autori dell’800 è Verga (l’altro infatti è Manzoni),vissuto negli anni successivi alla delusione dell’unificazione di Italia (1861). Nato a Catania, in Sicilia, nel 1840 da una famiglia di proprietari terrieri, Verga viene educato ai valori dell’unità nazionale e a quelli romantico-risorgimentali. Dopo un lungo soggiorno nella città di Firenze (1869-1872) ,allora capitale di Italia, dove è che compone la sua opera più importante “Storia di una capinera”, egli si trasferisce a Milano(1872-1893),la capitale della cultura,dove entra in contatto con gli esponenti della scapigliatura,quali i fratelli Boito, e con le ricerche più avanzate degli altri paesi,quali la Francia.Nel 1877 conosce Luigi Capuana,anche lui siciliano,assieme al quale contribuisce alla creazione del romanzo moderno fondato sulla corrente naturalista sviluppatosi in Francia con Emile Zola tra il 1865 e il 1870. E’ proprio il periodo milanese il periodo dei suoi maggiori lavori:Vita dei campi,I Malavoglia,Mastro Don Gesualdo,Cavalleria rusticana.Nel 1893 ritorna a Catania dove si dedica al teatro approntando La Lupa;successivamente nel 1920 è nominato senatore e assiste al famoso discorso di Pirandello,tenuto in onore dei suoi ottanta anni,in cui egli stesso viene contrapposto a d’Annunzio. Muore nel 1922.

Sul piano politico, Verga è d’accordo con i propositi della Destra storica circa la questione meridionale,tema molto caro all’autore siculo. Questa,in cui Franchetti e Sonnino avevano un ruolo di spicco nel campo dirigenziale e con i quali Verga stette a stretto contatto poiché collaboratore della loro rivista “Rassegna settimanale”,propone un’alternativa agraria al predominio industriale del Nord:alternativa che avrebbe ridotto il potere degli industriale delle regioni settentrionali a vantaggio dei proprietari terrieri meridionali,di cui Verga faceva parte.
Il primo racconto verista di Verga è “Rosso Malpelo”,scritto nel 1878, e facente parte delle otto novelle complessive raccolte col titolo di Vita dei campi. Questa raccolta riunisce novelle scritte tra il 1878 e il 1880 e che hanno come protagonisti contadini,pastori,minatori che si muovono all’interno della campagna siciliana,dov’è che predomina ancora l’economia latifondista. Alla base di tali racconti sta l’egoismo economico e l’importanza dell’estrazione sociale dei personaggi, elementi,questi, che dominano sui sentimenti. Spesso ,infatti,e questo purtroppo non è un atteggiamento che è stato dimenticato col trascorrere delle epoche ma che rimane tuttora attuale,l’uomo sembra valere solo per quello che produce e consuma,e i veri valori profondi dell’uomo vengono trascurati. La prevalenza del motivo economico sull’amore è evidente in racconti come Cavalleria rusticana,dove la donna,Lola, tradisce il povero Turiddu accettando la corte di uomini più ricchi come l’agiato carrettiere Alfio.Nonostante ciò però,possiamo intravedere una componente derivata dall’atteggiamento romantico,e che quindi è in contrasto con le caratteristiche del verismo,confermata da alcuni aspetti sia stilistici che tematici. In alcuni racconti,infatti,abbiamo un tono epico-lirico con un simbolismo che sottolinea la corrispondenza tra anima e paesaggio;e di natura romantica è anche il forte rilievo che assume il tema dell’amore-passione. Fra questi abbiamo La lupa in cui il personaggio femminile sfida tutte le regole sociali per affermare i diritti della passione erotica e che proprio per questa passione e per questa sfida sociale viene esclusa ed evitata da tutti. E’ appunto l’esclusione dalla società,un altro dei temi fondamentali di Vita dei campi:il più povero è anche il più emarginato.

La novella più importante di questa raccolta è appunto Rosso Malpelo, il cui contenuto sociale deriva dall’Inchiesta in Sicilia di Franchetti e Sonnino a proposito dell’azione riformistica della Destra storica circa la promulgazione di una legge per la riduzione dell’orario di lavoro dei minorenni,che allora era permesso. Ma mentre i due studiosi positivisti di sociologia si schierano dalla parte dei “carusi” facendosi coinvolgere emotivamente, Verga invece rimane distaccato,limitandosi a documentare la storia di Malpelo analiticamente, secondo quella che era la poetica del Naturalismo francese o Verismo italiano. La voce narrante infatti, è quella della comunità di contadini e minatori che interpreta negativamente qualsiasi gesto e comportamento del protagonista. Ma il punto di vista dell’autore emerge comunque,facendo capire che Rosso non è così cattivo come afferma il narratore;si viene a creare un divario tra punto di vista esplicito del narratore e quello implicito dell’autore,ed è da questo divario che nasce il procedimento di straniamento ,utilizzato qui per la prima volta. Tale tecnica consiste nel mostrare come strano un fenomeno normale,presentandolo da un’ottica diversa; questo costringe il lettore a soffermarsi a riflettere su tali fenomeni rompendo il suo intento di immedesimazione nella storia e portandolo così ad un atteggiamento critico.

Soprattutto qui,molto forte è, non solo la prevalenza dell’interesse economico sui sentimenti,i quali in questa società risultano essere ”strani”, ma anche la violenza del più forte sui più deboli. Questa duplicità mostra una realtà rovesciata,che solo Rosso è capace di riconoscere e di dichiararne apertamente le leggi:”se sei più debole ti pestano la faccia; e se sei più forte, o siete in molti, come fa lo Sciancato, allora si lascia vincere." Violenza ,dunque,vista come mezzo per la sopravvivenza (Malpelo picchia Ranocchio sino allo sfinimento in modo tale da indurlo a lottare altrimenti,secondo l’ideologia del Rosso, non potrà sopravvivere).Questa situazione non può essere cambiata poichè si ritrova anche in natura: esiste infatti una scala naturale, come esplica l’affermazione di Malpelo fatta a Ranocchio:"l'asino va picchiato perchè non può picchiar lui; e s'ei potesse picchiare, ci pesterebbe sotto i piedi e ci strapperebbe la carne a morsi"la quale rende bene l'idea di un mondo basato sui canoni della forza. La presa di coscienza della vita, come motivo di violenza è evidente anche quando Malpelo non protesta più di fronte ad un atto d’ingiustizia ma, ansi, si lascia picchiare, venendo paragonato agli asini che:”curvano la schiena,ma seguitano a fare a modo loro”.In oltre la violenza non è solo necessaria per vivere ma anche per farsi rispettare;parlando con Ranocchio,rosso infatti afferma:"se ti accade di dar le busse, procura di darle più forte che puoi; così gli altri ti terranno da conto e ne avrai tanti di meno addosso".
La sua visione materialistica viene espressa per la prima volta con l’affermazione:"Così creperai più presto" attraverso cui si esplica anche il concetto pessimistico della vita. Concetto che verrà poi ripreso dal protagonista nel ricordo del padre:”Mio padre era buono e non faceva male a nessuno tanto che gli dicevano bestia”, ma le persone buone non possono stare in questo mondo. Tale pessimismo deriva anche dalla consapevolezza dell’impossibilità di mutare il corso”naturale”delle cose:la vita può essere più bella,ma essa è pur sempre determinata dalla condizione sotto la quale si nasce. Rosso avrebbe voluto fare il manovale,stare all’aria aperta,vedere altri colori, invece che il solito rosso della rena, grigio dell'oscurità e nero della sciara:” Ma quello era stato il mestiere di suo padre e in quel mestiere era nato lui." Malpelo arriva a vedere come unica possibilità di riscatto alla sofferenza umana la morte; osservando i cani che divorano le carcasse dell'asino esclama:"Ma se non fosse mai nato sarebbe stato meglio"(Leopardi???). Il fatto stesso che Malpelo abbia accettato l’incarico di entrare nella cava alla scoperta di un passaggio che avrebbe fatto risparmiare tempo e lavoro ai minatori,pur consapevole della possibilità di perdere la proprio vita, è da ricondursi a questo senso di abbandono alla morte.
Tutto questo deriva dal bisogno del protagonista di razionalizzare l’esclusione affettiva e sociale di cui è vittima.(113-114) Egli si sente in colpa per la morte del padre e tende a riversare su se stesso quell’aggressività che in realtà è diretta a quanti hanno tradito il suo bisogno di affetto:alla madre,alla sorella e ai compagni. Successivamente segue, però,la rielaborazione del lutto, per cui Malpelo accettando gli oggetti e i vestiti del padre inizia ad instaurare un rapporto di identificazione. Infatti secondo le teorie di Freud per un ragazzo non c’è niente di peggio della morte del padre; ma una volta che se ne assumono le vesti, significa averlo superato, tanto da identificarsi con egli stesso. Dall’altra parte,però, Malpelo rifiuta l’atteggiamento del padre definendolo “Bestia”poiché buono. È così che egli cerca di dare a Ranocchio ciò che suo padre non ha dato a lui, ovvero la capacità di lottare e difendersi per la sopravvivenza. Una vita dunque,quella che Verga vuole rappresentare,fondata sulla forza,sia fisica che economica che sociale;sul sostentamento dell’individuo che vede violata la propria dignità. Rosso Malpelo non è visto come un facente parte della società,bensì come un qualcuno che lavora,venendo umiliato,picchiato e sfruttato per l’arricchimento delle tasche di un uomo più potente di lui. Fenomeno, quello dello sfruttamento minorile, presente nella società di Verga e che purtroppo continua a persistere persino ai giorni nostri. Esso è una conseguenza della povertà:il bambino,infatti,è costretto a lavorare per contribuire al reddito familiare,perdendo così la propria infanzia e venendo spogliato della propria identità. E’ esattamente quello che accade a Rosso:lavora sempre,tanto e in condizioni disumane,per portare ciò che guadagna alla madre e alla sorella. Nessuno,però,conosce la sua identità. Chiamato Rosso Malpelo per il colore dei suoi capelli, nessuno conosce il suo vero nome di battesimo,nessuno,neppure la madre. Tipico esempio di come il mondo all’epoca era colmo di pregiudizi,soprattutto nei confronti dei minori che erano visti soltanto come degli utili veicoli da sfruttare fino all’osso per ricavarne un facile profitto economico.
Dal punto di vista simbolico rilevante è la connessione dei colori con i personaggi e gli oggetti della cava. Il rosso dei capelli di Malpelo,che secondo la credenza popolare è strettamente connesso alla cattiveria del personaggio secondo quanto dice il proverbio “russu è malu pilu”, è il colore predominante ,collegato al rosso del pilastro che ucciderà Mastro Misciu;e al sangue che preannuncia la morte di Ranocchio. Il nero, che rappresenta la morte, il colore della sciara, simbolo di non vitalità, il buio delle gallerie sottostanti. Infine il grigio è il non vita, la perdita nel nulla, è il non colore,il colore dell’asino. Solo in un'occasione appaiono altri colori,quando Malpelo sogna di non lavorare più nella cava,ma all'aperto,libero da tutta quella rena rossa e quel buio sotterraneo:in mezzo all'azzurro del cielo[...]in mezzo al verde[...],il mare turchino là infondo,e il canto degli uccelli sulla testa.

LIVELLO DELLE AZIONI

Divisione in sequenze : La novella si divide in 8 sequenze
1° : Descrizione di Malpelo e il giudizio della gente
2° : Flash back della morte del padre, unica persona che voleva bene a Malpelo
3° : L’amicizia di Malpelo con Ranocchio
4° : Descrizione del rapporto tra Malpelo e al sua famiglia
5° : Malpelo trascorre la sua vita nella miniera anche se desiderava fare un lavoro diverso
6° : Viene ritrovato il corpo del padre di Malpelo
7° : Morte dell’asino grigio
8° : Morte di ranocchio
9° : Morte di Malpelo
Rapporto tra fabula e intreccio: La struttura del racconto è prevalentemente a fabula , fatta eccezione per il flash back della morte del padre.
Rapporto fra tempo della storia e tempo del racconto : Il rapporto fra TS e TR non corrisponde , infatti il tempo del racconto è minore al tempo della storia .
Dimensione spaziale : la vicenda si svolge unicamente nella cava di arena dove lavora Malpelo.


LIVELLO DEI PERSONAGGI
Per i personaggi non avviene una vera e propria caratterizzazione fisica poiché emerge solo il carattere descritto attraverso gli occhi della gente .
Malpelo
Caratterizzazione fisica : aveva i capelli rossi
Occhiacci grigi
Forza fisica : Malpelo lavorava nella cava e prendeva molte botte senza
protestare , doveva esser quindi abbastanza robusto

Colori dominanti : rosso e nero , entrambi usati simbolicamente . Il nero per
la condizione misera di sfruttamento mentre il rosso
rappresenta la sofferenza della vita .
Caratterizzazione psicologica : secondo gli occhi della gente è un ragazzo malizioso e cattivo , in realtà è buono ma a forza di farsi dire da tutti che è un mascalzone finisce per crederlo lui stesso
Paragoni con animali : lo schivavano come un can rognoso
Rosicchiava il pane bigio come fanno le bestie sue pari
Si lasciava caricare meglio dell’asino grigio
Mordeva come un cane arrabbiato
Lavorava al pari di quei bufali feroci
Rannicchiarsi col suo saccone come un cane malato
Egli era ridotto veramente come quei cani , che a furia di buscarsi dei calci e delle sassate da questo e da quello finiscono per mettersi la coda fra le gambe .
Ranocchio
Caratterizzazione fisica : ranocchio aveva una gamba rotta e fisicamente era molto
debole
Paragoni con animali : paragonato ad un ranocchi per il suo modo di camminare

LIVELLO DEL NARRATORE
Narratore : il narratore si identifica nella voce corale
Punto di vista o focalizzazione : narratore onnisciente
Tecniche con le quali viene data la parola ai personaggi : indiretto libero

LIVELLO STILISTICO
Scelte lessicali : uso del lessico quotidiano

TEMI TRATTATI
Sfruttamento minorile , infanzia negata , i figli sono solo la forza lavoro , disumanizzazione a causa della società ( la madre di Malpelo non ricordava neanche il suo nome di battesimo )

CONCLUSIONE
Malpelo è il protagonista assoluto della vicenda, vittima dei giudizi della gente.
Trascorre la sua vita nella cava dove morirà come il padre.

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