Video appunto: Verga, Giovanni - Morte di Mastro don Gesualdo
Nella prima parte del passo domina il punto di vista di Gesualdo che da spettatore osserva la vita del palazzo nobiliare. Da questa focalizzazione interna risalta la sua estraneità a quell’ambiente: Gesualdo giudica secondo i valori borghesi, che si fondano sulla laboriosità, sulla capacità di far fruttare le ricchezze e di produrre altri beni.
Quindi ciò che la sua prospettiva mette impietosamente in luce nella vita aristocratica è invece la sterilità, l'improduttività, lo sperpero di beni senza alcun frutto, che ai suoi occhi ha qualcosa di insensato e sacrilego. Un altro tema fondamentale di questo passo è il rapporto di Gesualdo con la figlia. Gesualdo amerebbe trovare nella figlia affetto e intimità, ma trova dinanzi a sé un muro impenetrabile. Questa incomunicabilità fra padre e figlia è il segno del fallimento di chi, pur credendo fondamentalmente nella famiglia e negli affetti, ha finalizzato tutta la sua vita alla conquista del denaro, finendo per trascurare la famiglia. Per lo più, per preservare il capitale, Gesualdo ha condannato la figlia all'infelicità, impedendole di sposare l'uomo amato e obbligandola a unirsi con il duca de Leyra.

Nell'ultima pagina il punto di vista muta e il protagonista è visto da una prospettiva estranea. Affidando la morte di Gesualdo all'occhio indifferente e annoiato di un servo, insensibile sino alla disumanità, Verga trova il modo più efficace per far sentire il fallimento umano di Gesualdo, che muore in assoluta solitudine.
Difatti pur essendo materialmente un vincitore, Gesualdo è in realtà un vinto: la sua scelta di vita lo ha portato inesorabilmente al fallimento sul piano umano. L’unica persona che veramente lo amava è Diodata, alla quale però Gesualdo rinunciò per divenire nobile.