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Mastro Don Gesualdo


Il "Mastro Don Gesualdo” è il secondo romanzo del ciclo dei Vinti. Rispetto al primo romanzo, “I Malavoglia”, il secondo romanzo assume una fisionomia differente, già percepibile nel titolo: infatti, il titolo “Mastro Don Gesualdo” indica che c’è un solo protagonista all’interno dell’opera, mentre il titolo della prima opera indica che i personaggi principali sono molteplici.
Gesualdo, il protagonista assoluto del romanzo, è sia “Mastro” che “Don” (titoli che nella Sicilia di quel tempo erano in totale opposizione; il titolo “Don” si dava al signorotto, al potente, a colui che godeva di una stima pubblica riconosciuta, mentre il titolo “Mastro” si dava ad un apprendista, ad un artigiano), perché è un personaggio che rappresenta l’uomo che si è fatto da solo, ovvero l’uomo che pur partendo da un origine familiare non avvantaggiata è riuscito a costruirsi un patrimonio (come Mazzarò nella novella “La roba”). Gesualdo è un personaggio che ricorda molto il Mazzarò protagonista della novella “La roba”, sia perché entrambi i personaggi mettevano al primo posto il motivo economico, sia perché avevano entrambi una forte volontà di realizzazione personale.
Gesualdo, uomo ricco ma senza titoli nobiliari, incontra una donna, con i titoli ma in rovina, la quale accetta di sposarlo ma solo per interesse, in quanto era rimasta incinta di un cugino che non aveva intenzione di sposarla o di riconoscere la bambina. Gesualdo spera di essere amato dalla moglie che però non ricambia il suo amore; Bianca, infatti, considera Gesualdo come un buzzurro e lo detesta visceralmente, per via della sua ineducazione (Gesualdo, era un uomo originario di un umile famiglia e non aveva mai avuto la possibilità di studiare). La donna inizia a vergognarsi così tanto del marito da escluderlo completamente dalla sua vita privata. Gesualdo, che non riceve più attenzioni dalla moglie, riesce a trovare quell’affetto tanto desiderato in Deodata, una serva dalla quale egli è amato.
Intanto Isabella cresce e anche lei comincia a vergognarsi del padre, disprezzandolo e allontanandolo il più possibile dalla sua vita. Così all’anaffettività della moglie si aggiunge anche quella della figlia. Gesualdo si ammala di cancro allo stomaco; nessuno vuole stargli intorno e sembra quasi che le due donne non vedano l’ora che egli muoia. Nemmeno gli schiavi vogliono occuparsi di lui, invidiando Gesualdo per essere riuscito ad essere quello che loro non riusciranno mai ad essere, sentono che le sventure che gli sono capitate ben gli stanno, come se meritasse di morire completamente solo per via del tradimento che ha attuato uscendo dalla sua condizione sociale originaria. Il romanzo si conclude con la morte di Gesualdo.
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