"Fantasticheria"

Si tratta di una lettera che Verga scrive ad un’amica del bel mondo e raffinata con la quale trascorse alcuni giorni in un villaggio di pescatori a Catania, dove poi sarà ambientata la vicenda dei Malavoglia. Il ricordo di quel breve soggiorno rappresentò per l’autore l’occasione di riflettere circa la vita della gente umile, soggetta a numerose malattie, sentendosi partecipe di tali disgrazie e lontanissimo tuttavia dalle abitudini dell’amica.
Il testo può essere suddiviso in tre parti. Nella prima parte l’autore immagina di rivolgersi all’amica del bel mondo la quale, dopo due giorni decise di andar via da quel villaggio di pescatori perché annoiata dalla monotonia di quella vita. Nella seconda parte Verga afferma l’inconciliabilità dei due mondi (mondo popolare e di alto livello della donna) spiegandole con tono critico che in realtà la vita di questa povera gente non è priva di sentimenti, ma possiede un grande valore, che può essere compreso solamente calandosi, dunque “regredendo” al livello di questa povera gente. Dunque tale vita potrebbe risultare interessante anche per lei. Verga inoltre esprime le speranze che il romanzo che sta scrivendo possa suscitare grande interesse. Nella terza parte parla della morte di una serie di personaggi, altri non sono che i protagonisti dell’opera “I Malavoglia”. Inoltre, consapevole del fatto che il mondo cui appartiene questa povera gente non potrà mai cambiare, sostiene che per fuggire l’unica difesa consiste nell’ideale dell’ostrica, e dunque nella religione della famiglia. Il mondo dei pescatori è presentato da un narratore che coincide con Verga, restando però pur sempre impersonale secondo i canoni del narratore impersonale previsti dal Verismo. Il linguaggio utilizzato è colto e spesso ricercato, come vediamo ad esempio nella metafora del David di rame.
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