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Fantasticheria - commento


La novella è stata scritta nel 1878. In essa si contrappone il mondo borghese rappresentato da un amico di Verga e il mondo degli umili. Per l’atteggiamento nei confronti del mondo borghese, Fantasticheria può essere assimilata alla prefazione di Eva.
Da un lato, troviamo il bel mondo fatto di denaro, eleganza e corruzione con il mondo degli umili, rappresentato in termini eroici e dall’altro i personaggi umili che successivamente daranno vita al romanzo “I Malavoglia”. Quindi c’è un’anticipazione del suo prossimo romanzo; i personaggi vengono prima paragonati alle formiche, per l’eroismo e la tenacia e all’ideale dell’ostrica cioè l’ostrica è attaccata per sempre allo scoglio su cui il caso l’ha fatta nascere.
Qui, Fantasticheria rappresenta la premessa de I Malavoglia, sia per la polemica contro il mondo dei personaggi dei romanzi sentimentali precedenti, sia perché vi ritroviamo figure e situazioni de “I Malavoglia”, quali gli scogli, la barca, le casupole, i pescatori, il mare. Alcuni elementi sono descritti nell’ aspetto turistico e quindi superficiale e nel loro aspetto più interno collegato alla lotta per l’esistenza.
Verga immagina di rivolgersi ad una signora del bel mondo catanese che, passando un giorno presso Aci Trezza, attratta dal sole, dal mare, dalla bellezza primitiva del villaggio dei pescatori, aveva voluto fermarvisi per qualche tempo, per tuffarsi in quella primitiva semplicità; ma dopo tre giorni ne era fuggita inorridita, dicendo che non era vita da uomini, ma da bestie, quella che lì si conduceva; era stanca di vedere il verde e i convogli alla stazione e dice di non capire come si possa vivere qui per tutta la vita.
Verga glielo spiega: basta non essere ricchi e patire gli stenti (tema dell’eroismo della povera gente che si affanna per sopravvivere).
Nell’ultima parte della novella la morale di vita del villaggio viene configurata nell’ “ideale dell’ostrica”, cioè nella capacità di star legato al proprio ambiente, di porsi fuori del fiume del progresso e della storia, di accettare il bene come il male con la stessa mancanza di ribellione. Se l’ostrica si stacca dallo scoglio, viene divorata da qualche predatore, nello stesso modo se il singolo fragile individuo, che fa parte di un mondo strutturato in leggi ferree e immodificabili decide di lasciare il suo ambiente per curiosità, per migliorare la propria vita o per esplorare altri luoghi, finisce inevitabilmente con l’essere divorato dal mondo.
Oltre alla metafora dell’ostrica troviamo anche quella delle formiche.
L’eroismo delle formiche e l’ideale dell’ostrica sono le qualità positive che Verga attribuisce agli abitanti di Aci Trezza. Gli abitanti della città siciliana sono paragonati ad un esercito di formiche che pur essendo stato sgominato dall’ombrellino di una signora, dopo un attimo di pánico riprendono con caparbietà il loro lavoro.
Verga pensa che questo valore legato alla famiglia e al lavoro sono valori alti nei quali finalmente l’uomo può trovare la pace (= processo di mitizzazione).
La religione della famiglia è dominante; in questo mondo arcano tutti si devono impegnare per il bene della famiglia, il più debole, egoista o incauto che si è voluto staccare da questo mondo arcaico, è stato divorato dal mondo (= proiezione autobiografica); Verga ha rinunciato a questo valore e quindi anche alla dimensione eroica con la quale i componenti del mondo arcaico vivono per rispettare la religione della famiglia.
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