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La coscienza di Zeno

Trama: Il protagonista-narratore, Zeno, conduce una vita oziosa passando da una facoltà universitaria all’altra, senza mai laurearsi; il padre (commerciante di rilievo) non ha alcuna stima del figlio. Il loro rapporto è ambivalente: pur amandolo, Zeno, con il suo ozio non fa che procurargli delusioni. Il vizio del fumo trova radici nel rapporto ostile contro il padre: Zeno desidera ribellarsi, incominciando a fumare; una scena significativa si ha quando, sul punto di morte, il padre lascia cadere uno schiaffo sul viso del figlio: Zeno resta nel dubbio se quel gesto viene fatto per punirlo o è dovuto dall’incoscienza dell’agonia, e quindi cerca di costruirsi alibi per rassicurare la propria coscienza sulla colpa della morte del padre. Dopo la morte cerca una figura sostitutiva e la trova in Giovanni Malfenti ( tipico uomo d’affari ) ma l’inetto Zeno non riesce a coincidere con questa figura del dominatore del mondo e perciò Malfenti è visto come l’antagonista. Zeno decide di sposare una delle figlie, e dopo il rifiuto delle più belle, si fidanza con la più brutta: Augusta. Ella rispecchia la figura della donna amorevole come una madre creando un clima di sicurezza e si rivela la moglie che Zeno aveva scelto nel suo inconscio. Augusta come il padre ha un sistema solido di certezze diventando l’antitesi di Zeno che ha un bisogno di normalità: egli è malato di nevrosi e attribuisce la colpa al fumo. Alla moglie Zeno affianca l’amante Claudia, una ragazza povera dove lui finge di proteggerla come un padre, però è pervaso da sensi di colpa nei confronti della moglie, poco dopo Claudia lo lascia per uno più giovane. Successivamente Zeno aspira ad entrare nella normalità borghese: fonda una società con il cognato Guido: questo è un uomo sicuro di sé con forti principi e di conseguenza incarna il ruolo del rivale. L’amicizia e l’affetto che dimostra nel confronti di Guido va a mascherare un odio profondo che si rivela al funerale di quest’ultimo dovuto ad uno sbaglio nell’organizzazione del corteo funebre. Zeno ormai anziano decide di curarsi andando da uno psicanalista: egli però si ribella alla diagnosi del dottore che individua in Zeno il complesso di edipo. Nell’ultima parte Zeno riesce ad arricchire gli affari di famigli grazie a delle giuste speculazioni: egli si proclama guarito ma noi sappiamo bene che non è vero: Zeno, nelle ultime pagine, sottolinea il confine incerto tra malattia e salute dove la vita è inquinata alla radici e per poterla depurare bisogna azzerare tutto.

Analisi: nel terzo romanzo avviene un cambiamento totale del modo di scrivere: il narratore è in prima persona dove per gran parte la coscienza di Zeno è costituita da una confessione autobiografica, che il protagonista scrive su invito del suo terapista il dottor S. a scopo terapeutico. Vi è un abbandono dl modulo Naturalista e Ottocentesco e una introduzione di un impianto autodiegenico; il tempo è misto dove gli eventi sono narrati secondo il recupero della coscienza: dopo la prefazione del dottor S. ed un preambolo in cui Zeno racconta i tentativi di risalire all’infanzia gli argomenti dei vari capitoli sono: il vizio del fumo e i vari sforzi di liberarsene, la morte del padre, la storia del matrimonio, il rapporto con moglie e amante, l’associazione con il cognato e alla fine si colloca la Psico-analisi in cui Zeno sfoga la rabbia con lo psicanalista e la sua presunta guarigione ( il racconto incomincia dalla fine). Zeno narratore è inattendibile poiché ha una falsa coscienza ed è ambiguo, dove il finale è incompleto e non si sa come finisce. Zeno diventa soggetto di critica dove effettua un distacco ironico con cui egli guarda il mondo: si rivela disponibile alla trasformazioni con un forte bisogno di salute e normalità: la salute atroce degli altri è la vera malattia (Zeno converte la salute in malattia) e in Zeno si fondono cecità e chiaroveggenza dove è impossibile fissare un limite. Il protagonista è un personaggio a più facce: la negativa è quella della falsa coscienza e la positiva è lo straniare della conoscenza. L’inettitudine non è più considerata come inferiorità ma come condizione aperta, l’assenza di punti di riferimento fa si che non sia possibile l’intervento di una voce che giudica inoltre ciò che dice Zeno può essere verità o bugia ( ambiguo ).

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