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Rosso Malpelo


Malpelo è un ragazzino siciliano di 13 anni che lavora nelle cave di arenile; questo tipo di cave era molto diffuso in Sicilia che in quell’epoca produceva una ricchezza immensa, attraverso uno sfruttamento intensivo del sottosuolo, compiuto a discapito della povera gente. Malpelo è uno dei tanti carusi che lavorano in queste cave, uno dei tanti ragazzini che erano stati quasi venduti ai proprietari delle cave dalle proprie famiglie affinché potessero portare a casa una paga settimanale. I carusi avevano un’età compresa tra gli 8 e i 12 anni; dopo smettevano di lavorare o perché si ammalavano o perché, crescendo, non erano più in grado di infilarsi nei cunicoli più stretti.
Il ragazzino protagonista, come viene spiegato all’inizio del racconto, è chiamato Malpelo “perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo”; infatti, nella società di quel tempo, si credeva in modo superstizioso che i rossi di capello fossero dei diavoli. Malpelo, solo per questo motivo, è un ragazzino stigmatizzato, marginalizzato e picchiato; perfino la madre aveva dimenticato il suo nome di battesimo e temeva che rubasse parte della paga settimanale. Nella novella vengono descritti fatti drammatici e terribili con estrema naturalezza, proprio perché tutto è codificato secondo il punto di vista della società di quel tempo, caratterizzata da quel tipo di mentalità chiuso e bigotto.
Il questo racconto è presente una tecnica narrativa rivoluzionaria: il discorso indiretto libero, ovvero un discorso che non è più legato a verbi come “dire”, “affermare” ecc. , che non viene più espresso da una voce narrante e in cui non è più presente una marca grammaticale che segua il pensiero del personaggio.
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