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Rosso Malpelo: ennesima vittima dello sfruttamento minorile

Risale a pochi giorni fa la scomparsa di Rosso Malpelo, un giovane lavoratore di una cava di rena rossa situata tra Monserrato e la Carvana, nel catanese. E’ l’ennesimo caso di sfruttamento minorile. La vittima, conosciuta da tutti con il soprannome di “Rosso Malpelo”, per via dei suoi capelli rossi era figlio di un lavoratore della cava, Mastro Domenico, anch’egli deceduto nelle stesse circostanze. Abbandonato dalla madre e dalla sorella, cresciuto nell’indifferenza, era stato precocemente avviato ad un lavoro duro. Il ragazzo era stato incaricato di un lavoro di estrema pericolosità che nessuno avrebbe dovuto svolgere: inoltrarsi nelle buie cavità della miniera per attestare la presenza di un sottopassaggio che potesse collegare il giacimento ad un pozzo tra le valli della campagna siciliana. Nonostante il pericolo di smarrimento, Rosso, era stato quasi costretto dagli altri lavoratori della cava ad accettare la mansione, senza essere consapevole delle conseguenze a cui andava incontro quali il completo disorientamento che ne ha causato il decesso. Secondo le prime verifiche sul luogo, la morte sarebbe inoltre stata causata dalle enormi quantità di materiali tossici inalati nell’aria. Attraverso alcune rilevazioni è risultata infatti sovrabbondate la presenza di metalli pesanti e polveri sottili. Attualmente sono molti i minori lavoratori nel mondo che in cave e giacimenti minerari, sono sottoposti a sforzo fisico eccessivo, 68senza le attrezzature e gli indumenti di protezione adeguati.
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