Si fa buio, e la natura si prepara alla notte: il gelsomino apre i suoi fiori, spandendo un profumo di fragole; certe farfalle escono al tramonto, ma in generale i versi degli animali tacciono, gli uccellini s'addormentano nei nidi. Una lanterna accesa indica però che gli sposi novelli sono ancora svegli nella loro casa: pare quasi di sentirli parlare, a voce bassa, nel silenzio del cielo notturno, in cui ruotano le costellazioni familiari. Il ronzio di un'ape ritardataria intorno all'alveare è l'unico rumore.
Ecco che la lanterna sale al primo piano, dove nelle cascine di un tempo si trovavano le camere da letto, e si spegne. Tutto ora è buio e quiete: però si può immaginare quel che avviene in camera, nell'intimità degli sposi. All'alba, quando i fiori del gelsomino si richiudono, si avverte che qualcosa di nuovo è successo: una felicità che non si conosce e neppure si può spiegare, legata alla speranza che la sposa abbia concepito un figlio.

La lirica è intessuta di due fili: quello del paesaggio naturale s'intreccia di continuo con quello degli sposi, sicché la natura assume significati metaforici che alludono delicatamente e dolcemente all'intimità amorosa della prima notte di nozze. Aprendo i suoi fiori, il gelsomino li offre agli insetti che li impollineranno: trasformandoli in fiori notturni, Pascoli assimila la pianta alla sposa che si offre allo sposo, in un atto d'amore che forse porterà al concepimento di una nuova vita, accolta con gioia dagli sposi.
Fino a non molto tempo fa il sesso era un tabù, e tutto ciò che lo riguardava poteva essere trattato solo in privato, di rado e sempre con grande imbarazzo: strettamente associato all'idea di lussuria e peccato, era escluso dall'educazione pubblica e familiare, circondato da imbarazzo e silenzio; in particolare, per la donna era una virtù il pudore, ossia la vergogna e la riservatezza verso il proprio corpo. All'intimità della prima notte gli sposi arrivavano impreparati. Pascoli, gentiluomo dell'Ottocento, non poteva che trattare il tema per via di ellissi e metafore, anche se con grande dolcezza.
Ma per Pascoli l'amore è anche un mistero sofferto e personale: morti i genitori e il fratello maggiore, dovette farsi carico dei fratelli minori, in specie delle sorelle Ida e Maria. Per questi motivi, e altri più profondi, non seppe o non volle sposarsi e costruirsi una vita propria: sentiva di dover tenere insieme i resti della famiglia d'origine, perché abbandonarla sarebbe stato come uccidere una seconda volta suo padre. Perciò la casa degli sposi è vista da fuori, da un osservatore lontano che ignora l'amore e l'intimità e se ne sente escluso: l'ape ritardataria che trova occupate tutte le celle è una metafora della condizione di Pascoli, che con rimpianto capisce di aver perso o fatto fallire ogni occasione di un amore costruttivo.

Nella mente di Pascoli, anche per i lutti vissuti, l'amore era affascinante, ma insieme pericoloso: ad esempio la vita prospera nella natura, ma si nutre della morte e della decomposizione. Tuttavia, nonostante alcune parole ambigue, nel Gelsomino notturno Pascoli riesce a guardare la passione amorosa in modo positivo, con più tenerezza, e con più rimpianto per sé.

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