Video appunto: Pascoli, Giovanni - Arano e Alexandros

Alexandros



Delle sei sezioni che compongono il poemetto Alexandros, tratto dai Poemi conviviali, le prime quattro sono occupale dal discorso di Alessandro Magno alle sue truppe. L'eroe ha conquistato tutto ciò che era possibile conquistare, ha visto e sperimentato tutto il visibile e lo sperimentabile, ed ora è giunto ai confini della terra, sulle rive dell'Oceano.

Appaiono poi delle montagne: al di qua degli ostacoli, che impediscono la vista, il «sogno» può evocare spazi infiniti al di là di essi, ma, una volta raggiunta la cima, ciò che si può vedere non è l'infinito che il «sogno» vagheggiava. Ne deriva che è sempre preferibile fermarsi al di qua dell'ostacolo, limitarsi a sognare, anziché varcarlo, alla ricerca del «Vero». Perchè se il «Vero» è limitato e deludente, è preferibile il «sogno». Pascoli riprende qui i motivi leopardiani.

Arano



In Arano, tratta da Myricae, il poeta compie un’immaginaria passeggiata al sopraggiungere dell’autunno della campagna toscana prima di tornare in città. L’opera può sembrare una semplice immagine bozzettistica, ma si avverte un senso di malinconia, dato dalla nebbia che sale, dalle voci sperdute dei contadini che
echeggiano nella campagna d'autunno, dalla fatica paziente che ripete gesti secolari, dal momento che il ritmo contadino è ciclico. La quartina finale, inaspettatamente, ribalta le prospettive. La scena è ora presentata attraverso un altro punto di vista, quello degli uccelli, che vengono dal poeta umanizzati. Quella che per i contadini è fatica, per gli uccelli è fonte di vita. La nuova prospettiva introduce nella poesia un tono più gioioso, a dimostrazione di ciò il «sottil tintinno» risuona allegro nella triste campagna autunnale