Il giardino di cemento di Ian McEwan


Una famiglia simile a tante, con un papà un poco ossessivo, una mamma paziente, quattro figli (la sedicenne Julie, alle prese con i primi amori, il brufoloso Jack di quattordici anni, Sue, sgraziata e sensibile, di dodici, e il piccolo Tom di sei), una casetta con giardino alla periferia della città. Eppure in alcuni aspetti del carattere di Jack, l’io narrante, ci sono i prodromi di quella pericolosa incoscienza che porterà i fratelli alla rovina. L’atteggiamento del ragazzo verso il padre, che vessa i figli con umilianti battute, è ambivalente e fluttua dal risentimento, al sadismo al senso di colpa.
L’insofferenza nei confronti del genitore porterà Jack a lasciarlo morire senza prestargli soccorso. Inconsapevolezza, mancanza di valori morali, follia? La freddezza con la quale il ragazzo narra le vicende della sua famiglia è senza dubbio sconvolgente, ma ancora più sconvolgente è l’indifferenza di quanti non s’accorgono di che cosa si agita nell’animo di Jack.
“Non ho ucciso mio padre, ma certe volte mi sembra di avergli dato una mano a morire. E se non fosse capitata in coincidenza con il mio sviluppo fisico, la sua morte sembrerebbe un fatto insignificante in confronto a quello che è successo dopo.”
Con impressionante freddezza il giovane Jack, quattordicenne protagonista del romanzo Il giardino di cemento, guarda morire il padre senza prestargli soccorso. Qualche tempo dopo, con altrettanta lucidità, insieme ai fratelli, nasconde al mondo la morte della madre, seppellendone il cadavere in cantina. I quattro ragazzi conducono un’esperienza apparentemente normale, tra l’indifferenza di vicini e insegnanti, ma la situazione precipita: mancano i soldi, la casa sprofonda nel caos, non ci sono più limiti e punti di riferimento, tra Julie e Jack s’instaura un rapporto incestuoso.
Con folle distacco emotivo Jack narra la lenta caduta nell’abisso, dalla tranquilla vita di una famiglia qualsiasi, anche se minata da tensioni sotterranee, alla solitudine, alla degenerazione morale e all’abbrutimento. Sarà il fidanzato di Julie a denunciare alla polizia lo stato di degrado in cui vivono i fratelli.
Ian McEwan è nato ad Aldershoot, in Inghilterra. I suoi romanzi, dallo stile inquietante e morboso, presentano temi ricorrenti, come le tensioni familiari, in cui bambini e adolescenti sono vittime e carnefici, le perversioni, il sesso, il vuoto esistenziale e l’assenza di valori. McEwan ha scritto anche racconti per bambini, come la famosa raccolta L’inventore dei sogni.
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