Ominide 168 punti

GABRIELE D’ANNUNZIO


Gabriele D’Annunzio visse la propria vita con il preciso intento di farne un’opera d’arte: il valore centrale dell’arte, uno dei canoni del decadentismo, fu il cardine della sua intera esistenza.
Nacque a Pescara da una famiglia borghese nel 1863 e frequentò il prestigioso collegio di Prato. A soli 16 anni pubblicò la sua prima raccolta poetica Primo Vere, che destò scalpore e fama intorno a lui. Terminato il liceo si trasferì a Roma per compiere gli studi universitari che non terminerà ma frequenta salotti e redazioni di importanti giornali trasformandosi in un dandy raffinato e divenendo importante per i suoi articoli. È questo il periodo dell’estetismo nel quale D’annunzio rifiuta il perbenismo e si sottrae alla morale borghese, e per mantenere vivo l’interesse del pubblico viveva come un divo, al di la delle sue possibilità economiche, vivendo amori prestigiosi e scandalosi come quello con l’attrice Eleonora Duse e successivamente con la duchessa di Gallese. Ma neppure il matrimonio interruppe le sue avventure amorose. Dal punto di vista artistico, egli assimilò tutte le novità della cultura europea: quella dei simbolisti francesi, dei narratori russi, del verismo italiano e del superomismo di Nice, tutti elementi che ritroviamo nella sua vastissima produzione (sia lirica che narrativa).
D’Annunzio si dedicò al teatro conciliandolo con l’interesse per la politica: egli era convinto che l’attività politica consistesse nella capacità di influenzare le masse e che il teatro fosse il genere letterario più adatto. La sua carriera politica iniziò quando fu eletto deputato alla Camera dell’estrema destra in sui esponeva il suo sogno di una restaurazione della grandezza di Roma e del dominio aristocratico che ripristinasse il valore della bellezza contaminato dal dominio borghese. Successivamente passò all’estrema sinistra fin quando si allontanò progressivamente dall’impiego politico. Durante il soggiorno in Francia dove si era ritirato per sottrarsi ai numerosi creditori, D’annunzio vide nello scoppio della prima guerra mondiale l’occasione per tornare in Italia schierandosi con gli interventisti. Quando l’Italia entrò in guerra si arruolò volontario combattendo una guerra personale attraverso la nuova arma, l’aereo, attirando su di se l’attenzione. In seguito ad una ferita perse l’occhio e in questo periodo compose il Notturno per esprimere le condizioni di oscurità impostegli dalla ferita. Nel dopoguerra si lanciò nell’impresa di occupare e governare la città di Fiume e contemporaneamente in quel periodo andava affermandosi il regime fascista. a questa avventura pose fine il trattato di Rapallo che dichiarò la città libera e D’Annunzio fu cacciato con le armi. Deluso il poeta si ritirò sul lago di Garda dove visse i suoi ultimi anni malinconicamente. Egli influenzò: - la cultura italiana con la sua abbondante produzione, -la politica con l’elaborazione di ideologie che furono fatte proprie dal fascismo, - il costume dando vita al fenomeno del dannunzianesimo.
In tutte le opere di D’Annunzio è evidente il riferimento a prodotti letterari altrui, eppure allo stesso tempo in tutte le pere c’è qualcosa di originale e nuovo. Infatti la sua ricerca si muove attorno a due assi fondamentali che andranno di pari passo: - lo stile sublime del linguaggio lontano da quello comune, la rappresentazione di una realtà dominata dalla sensualità. D’Annunzio vivrà la sensualità come panismo, come aspirazione alla fusione totale con la natura e il cosmo. In questa visione risiede l’aspetto più interessante del poeta e ad essa si devono i risultati migliori della sua produzione.
L'arte è il valore supremo, e ad essa devono essere subordinati tutti gli altri valori. La vita si sottrae alle leggi del bene e del male e si sottopone solo alla legge del bello, trasformandosi in opera d'arte. Sul piano letterario, tutto ciò dà vita ad un vero e propria culto dell’arte e della bellezza. La poesia non sembra nascere dall'esperienza vissuta, ma da altra letteratura. Questo personaggio dell’esteta si isola dalla realtà meschina della società borghese contemporanea in un mondo sublime, e la cui maschera indossa D'Annunzio nella vita coma nella produzione letteraria, è una risposta ideologica ai processi in atto nell’Italia dopo l’unità che tendevano a declassare e ad emarginare l'artista. Il personaggio dell’esteta, costruito nell’opera letteraria, è una forma di risarcimento. Ben presto però D'Annunzio si rende conto dell’intima debolezza di questa figura: l'esteta non ha la forza di opporsi realmente alla borghesia in ascesa. Egli avverte tutta la fragilità dell'esteta in un mondo lacerato da forze e da conflitti così brutali e il culto della bellezza si trasforma in menzogna. La costruzione dell'estetismo entra allora in crisi. Il primo romanzo scritto da D’Annunzio, Il piacere pubblicato nel 1889, ne è la testimonianza più esplicita. Il protagonista Andrea Sperelli è sia l’incarnazione di un abbandono agli istinti che il prodotto del degrado morale della società. La Storia: Andrea Sperelli è un nobile, eccentrico e aristocratico dandy.
Nella prima pagina del romanzo, incontriamo Andrea proprio nel suo appartamento romano, in attesa di rivedere Elena. Dopo una prima accurata descrizione dell’ambiente, l’autore segue i pensieri del protagonista che revoca il momento in cui Elena lo ha lasciato (flashback, che caratterizzano la struttura narrativa del romanzo). Deluso, Andrea, va alla ricerca di un piacere sessuale che lo porta sempre più alla degradazione di se stesso. Dopo aver rischiato di morire in un duello, tenta di riacquistare una sorta di purezza morale. Ma la situazione precipita nuovamente quando Andrea conosce e seduce Maria, la moglie di un ministro. La relazione viene vissuta da Andrea come una sorta di risarcimento per la perdita di Elena, tanto che finisce con il sovrapporre le due donne al punto di rivolgersi a Maria chiamandola Elena. Questa fugge. Il romanzo si chiude su un Andrea Sperelli disgustato della propria vita morale, che assiste impotente alla messa all’asta dei beni di Maria, il cui marito è fuggito dopo averla lasciato in un mare di debiti. L’eroe è diviso tra due immagini femminili: Elena, la donna fatale, che incarna l’erotismo lussurioso, e Maria, la donna pura, che rappresenta l'occasione di un riscatto e dì una elevazione spirituale. Il romanzo venne accolto come una sorta di manifesto dell’estetismo.
La scoperta di Nice e le conseguenze poetiche del superuomo, annullano qualsiasi atteggiamento critico. In D’Annunzio infatti il pensiero di Nice viene estremamente banalizzato e forzato all’interno di un sistema che ruota attorno al rifiuto del conformismo borghese. D’Annunzio contrappone l’energia violenta, il diritto di pochi individui eccezionali ad affermare il proprio dominio, senza il dovere di rispettare le comuni legge del bene e del male. Il superuomo dannunziano è quindi energico, aggressivo e violento, ma è anche un’esteta, un cultore della bellezza.
La poetica del superuomo, finisce con l’assorbire la poetica dell’esteta donando un nuovo significato: l’estetismo non è più un rifiuto della realtà, ma strumento di una superiore volontà di dominare la realtà stessa. Il poeta, l’esteta per eccellenza, deve assumersi il compito di trasformare la realtà. Il passaggio al superomismo è segnato dal romanzo Il Trionfo della morte(1) il cui protagonista non è più un eroe perdente, un malato, ma un superuomo. Tale tendenza è poi confermata dal romanzo Le Vergini delle Rocce(2). 1)Il romanzo, pubblicato nel 1894,m rappresenta una fase di transizione. La Storia: Protagonista del romanzo è il giovane Giorgio Aurispa, un esteta alla ricerca di un significato alto e nobile da conferire alla propria esistenza, in contrapposizione alla volgarità e alla banalità della vita quotidiana. Travagliato da una malattia interiore, va alla ricerca di un nuovo senso della vita.
Un breve rientro nella sua famiglia aumenta la sua crisi, perché re immergersi nei problemi della vita familiare e soprattutto rivivere il conflitto con il padre contribuisce a minare le sue energie vitali: per cui è indotto, a identificarsi nella figura dello zio, a lui simile nella sensibilità e morto suicida. La soluzione gli si affaccia nel messaggio dionisiaco di Nietzsche, in un’immersione nella vita in tutta la sua pienezza, ma l'eroe non è ancora in grado di realizzare tale progetto: prevalgono in lui, sull’ispirazione alla vita piena e gioiosa, le forze negative della morte. 2)Il romanzo, pubblicato nel 1896, conferma l’adesione dell’autore al superomismo. La trama è semplice, la narrazione della vicenda sfuma spesso in un clima favoloso salvo le parti in cui prende il sopravvento un tono oratorio nel quale l’eroe esprime la propria ideologia. La Storia: un giovane aristocratico, Claudio Cantelmi, intende combattere la corruzione del governo riaffermando i principi aristocratici. Visita un’illustre famiglia per scegliervi tra le tre bellissime figlie la sua sposa, con la quale poter generare “il futuro re di Roma” che guiderà l’Italia verso l’impero. Significativo è il fallimento dell’impresa. Questa decadenza viene rovesciata: assume nella nuova ideologia supero mistica lo stimolo all’affermazione dell’eroe.
Nel campo della lirica D'Annunzio vuole affidare la summa della sua visione a sette libri di Laudi del cielo, del mare, della terra e degli eroi. Alcyone è il terzo libro ed è riconosciuto come il punto più alto e originale della produzione poetica dannunziana. Alcyone è una stella della costellazione delle Pleiadi, la più luminosa. Si presenta come una sorta di diario lirico di un’estate passata in Versilia, tra sabbie e pinete, sole e mare, una stagione vissuta dal suo sbocciare al suo declino. La raccolta costituisce una pausa dall’impegno politico per concedersi una totale immersione nella natura (panismo). La componente ideologica superomistica è tutt’altro che assente: secondo il poeta, solo all’uomo dotato di sensibilità superiore è possibile fondersi con la natura, ma tale componente resta implicita. Sul piano formale è presente una ricerca della musicalità e del verso.
La pioggia nel pineto si tratta di una poesia appartenente all’Alcyone. Lo spunto narrativo è quello di un acquazzone estivo durante una passeggiata in una pineta della Versilia. È presente il tema del panismo ovvero l’immersione nella natura. Nella lirica si intrecciano i temi della metamorfosi (l’uomo e la donna si fondono gradualmente con lo spirito stesso del bosco) e della musicalità (le quattro strofe sono organizzate come i movimenti di una sinfonia e le parole sono trasformate in musica). Il poeta invita Ermione a tacere e ad ascoltare le varie modulazioni che le gocce di pioggia producono sulle piante del bosco. La lirica è un esempio, tra i più celebri, della parola che diventa musica. Il lessico è semplice, ma costellato di termini ricercati e di registro alto.

Hai bisogno di aiuto in Gabriele D'Annunzio?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email