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Gabriele D'Annunzio

Nacque a Pescara nel 1863 da una famiglia borghese. Egli compì gli studi presso il Collegio Cicognini di Prato e da lì cominciò a scrivere anche le prime raccolte di poesie. Si trasferisce a Roma e da lì inizia una vita raffinata e dispendiosa, dove iniziò la sua attività di giornalista, ma anche critica letteraria e artistica. Quì si sposò nel 1883 con Maria di Gallese e da lei ebbre tre figli, ma dopo qualche anno conobbe un'altra donna che sarebbe stato l'amore della sua vita, ovvero Barbara Leoni. In seguito per problemi economici si trasferisce a Napoli, dove si legò sentimentalmente con Maria Gravina Cryllas dalla quale ebbe due figli. A Napoli continuò la sua attività giornalistica, dove collaborò con il Mattino e il Corriere di Napoli. Nel 1894 incontra la famosa attrice di teatro Eleonora Duse e si fa eleggere deputato dell'estrema destra, anche se tre anni dopo passa all'estrema sinistra. Si trasferisce con la Duse in Toscana, in una lussuosa villa, La Capponcina. In questi anni cominciò a dedicarsi anche al teatro scrivendo vari drammi. D'Annunzio tronca la relazione con la Duse ma in seguito conobbe Alessandra di Rudini e poi Giuseppina Mancini. Nel 1910 si trasferisce in Francia per ristrettezze economiche e rimase lì fino alla prima guerra mondiale e anche lì continuò la sua produzione teatrale e si interessò di cinema, scrivendo e sceneggiando nel film Cabiria. Acceso interventista torna in Italia per discutere della questione della guerra, cercando di guidare la nazione verso un destino nazionalistico e imperialistico. Partecipa in guerra dove si arruola e nel 1919 progettò e guidò l'occupazione della città di Fiume fin quando il governo italiano non lo costrinse a ritirarsi.
D'Annunzio con questa politica populistica e nazionalista fa si in modo ad avvicinarlo al fascismo. Mussolini, temendo che la figura carismatica di D'Annunzio potesse essere una minaccia, lo escluse dalla vita politica assegnandogli una villa a Gardone di Riviera, che diventò una casa-museo che volle poi lasciare in dono al popolo italiano (Vittoriale degli Italiano) e quì muore il 1 marzo 1938.
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