Il paesaggio descritto nella lirica per rapidi scorci è quello della Liguria, dove il poeta nacque e crebbe: l'afa opprimente dell'estate offusca l'aria con una cappa di caligine, tanto che il mare lontano quasi non si vede, anche se si sentono le onde rombare negli anfratti di una costa rocciosa e frastagliata. Il vento costringe i pini marittimi a crescere in forme contorte sulla terra magra, screpolata dal caldo. Nella natura aspra e arroventata solo gli insetti e gli uccelli prosperano e si sentono, mentre il poeta se ne sta a capo chino.

L'io lirico è uno spettatore passivo, quasi inerte: il suo unico movimento è alzare la testa che teneva bassa, forse perché sfinito dalla calura; lo sguardo abbassato non vede gli alberi, ma le loro ombre e la terra; il mare è intravisto fra i rami, forse dall'alto di una riviera a strapiombo tipica della Liguria, e comunque la vista è offuscata dall'aria tremolante e un poco umida che sale dalla terra arroventata dal sole.
Del resto, il senso predominante nella descrizione non è la vista, bensì l'udito, che percepisce sensazioni di due tipi: gli stridii chiassosi delle ghiandaie o il ronzio degli insetti, le une e gli altri esseri viventi, e il rumore del mare, di per sé inanimato, ma che si agita e romba come se fosse vivo. L'io lirico non parla, né ode voci umane: la natura sembra limitarsi ai quattro elementi primordiali e ad animali primitivi o selvatici come gli insetti o gli uccelli, capaci di adattarsi a un habitat aspro e roccioso o insensibili alla calura.

Montale esprime l'asprezza del paesaggio, in cui l'uomo si sente solo e sopraffatto dalle forze della natura.

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