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Montale, vita e poetica

Vita


Montale nasce a Genova nel 1896 (l’ambiente ligure ha un ruolo fondamentale nella sua poesia). Altro dato rilevante è il trascorrimento delle vacanze estive a Monterosso, nelle Cinque Terre, che lascia numerose tracce nei suoi componimenti. Manifesta sin da piccolo una grande passione per la letteratura, anche se consegue il diploma di ragioniere nel 1915. Ha un forte interesse per la musica che lo portano poi a scrivere articoli di critica musicale e recensioni sugli spettacoli del teatro della Scala. Viene arruolato soldato durante il primo conflitto mondiale, ma la tematica della guerra non è prepotentemente presente nella sua poesia quanto lo è per esempio in Ungaretti. Nel 1925 firmò il Manifesto degli intellettuali antifascisti promosso da Benedetto Croce, e questa ferma posizione contraria al partito determinò una vita ritirata ( schierarsi contro il fascismo causava il non poter esercitare lavori statali e non poter assumere ruoli pubblici). Nel 1927 si trasferisce a Firenze e collabora alla rivista Solaria, che si prodiga per la diffusione di una cultura europea. Nel 1938 Montale viene sollevato dal suo incarico per la sua posizione antifascista e per sopravvivere diventa critico e traduttore (traduce molti testi della letteratura americana che contribuiscono a formare l’idea di America come terra di libertà). Nel 1948 si trasferisce a Milano dove lavora come giornalista del ‘Corriere della Sera’, in particolare scrive la ‘terza pagina’ quella destinata alla cultura. Ricevette poi numerosi premi, tra cui:
- Nomina a senatore a vita _ 1967
- Premio Nobel per la letteratura _ 1975
Morì a Milano nel 1981.

Poetica


La sua riflessione riguarda la crisi della civiltà occidentale, denuncia la situazione di dolore e di ‘male di vivere’ che tutti gli uomini si trovano ad affrontare. Egli adotta la ‘poetica degli oggetti’ che contraddistingue l’allontanamento dal Simbolismo e si concentrata su oggetti comuni che rappresentano concetti astratti e stati d’animo.

Concezione della poesia


In un’intervista radiofonica del 1951 Montale chiarisce le motivazioni della sua poesia. L’argomento è quello della condizione umana in sé considerata (la poesia esprime l’universale) difatti prende spunto dal transitorio ma poi esprime l’universale. Quindi, per esempio, se pur si trova a vivere un momento a lui sgradito del governo italiano, quello del fascismo, Montale afferma che il vero problema non è la situazione contingente, in questo caso il disagio politico, ma la situazione universale: la disarmonia con la realtà che egli avverte; ci sono delle motivazioni per l’infelicità che precedono le motivazioni storiche.

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