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Non recidere, forbice, quel volto


La poesia “Non recidere, forbice, quel volto” è inserita all’interno della raccolta “Le occasioni” di Montale, nella sezione intitolata “Mottetti”.
La prima e la seconda strofa sono legate da una difficile analogia: la memoria è paragonata all’acacia, che è ferita dall’accetta (che indica l’oblio, la dimenticanza), mentre il guscio di cicala indica il ricordo, quella parte di vita già vissuta che va a finire nel fango (immagine accostata a quella della nebbia che cancella il ricordo).
Il tema centrale di questo componimento è l’impossibilità del recupero memoriale, per via dell’azione erosiva del tempo che corrode e distrugge tutto. Il ricordo della persona amata viene irrimediabilmente perduto (“crolla il guscio di cicala nella prima belletta di Novembre”) , reciso dal “duro […] colpo” dell’accetta.
Anche nel componimento “Cigola la carrucola nel pozzo” è presente lo stesso tema; la carrucola che cigola indica proprio una capacità memoriale difettosa che non riesce ad estrapolare i ricordi così come il poeta li aveva vissuti.
Il linguaggio non è aulico ma è di difficile comprensione, poiché tutti i significati che troviamo (ad esempio la forbice, l’accetta, la cicala e la nebbia) non denotano semplicemente un qualcosa, ma connotano un qualcosa, rimandano ad altro; il colpo dell’accetta indica, infatti, l’oblio, il guscio di cicala indica il ricordo, una parte di vita, la forbice indica la capacità memoriale dell’uomo che continuamente perde pezzi con il passare del tempo, il volto indica il ricordo e la nebbia indica il ricordo cancellato.
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