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Eugenio Montale: biografia e intenti letterari


Eugenio Montale, originario di Genova, partecipò alla prima guerra mondiale e nel 1975 ricevette il Premio Nobel “per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni”. Il motivo di fondo della poesia di Montale è una visione pessimistica e desolata della vita del nostro tempo in cui, crollati tutti gli ideali positivistici, tutto sembra incerto. Al poeta ogni cosa appare oscura e misteriosa. “Vivere”, dice Montale, “vuol dire seguitare una muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia”. Con quest’espressione egli intende dire che vivere equivale a rasentare un muro (l’elemento che consente di andare oltre la banale apparenza) senza poterlo valicare a causa degli ostacoli che sono posti in cima. Il poeta sostiene che tra l’uomo e l’assoluto (ciò che si cela oltre il muro) si trovi l’ineliminabile mondo fenomenico delle apparenze. Montale non crede in una fede religiosa che gli consenta di individuare un saldo punto di riferimento: egli non crede né in chierico rosso, simbolo del Marxismo, né nel chierico nero, allusione all’uomo religioso. L’autore è convinto che non esista alcuna fede, né politica né religiosa, che possa liberare l’uomo dal suo tormento. Montale non attribuisce questo ruolo nemmeno alla poesia, che considera uno strumento incapace di svelare l’essenza della realtà. Mentre i poeti precedenti credevano di poter giungere al noumeno tramite la poesia, Montale ritiene che ciò non sia possibile.
L’assenza di ogni finalità didascalica della poesia di Montale è espressa in modo evidente da una frase dell’autore: “Non chiederci la formula che mondo possa dirti”, espressione con cui il poeta sostiene l’impossibilità di svelare l’elemento rivelatore che possa garantire all’uomo delle certezze.
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