Guido Cavalcanti


La novella si apre con una descrizione che contestualizza l'azione.
I personaggi sono cittadini fiorentini che possono ancora godere delle belle usanze locali prima che queste siano allontanate dall'avarizia. Al tempo, era costume che gentili uomini si riunissero, banchettassero e calvassero assieme, talora che partecipassero a tornei. Tra le varie brigate, vi era quella di Betto Brunelleschi, che aveva sempre cercato di far divenire Guido Cavalcanti suo membro. Quest'ultimo, infatti, oltre ad essere uno dei migliori filosofi del mondo, possedeva la virtù della cortesia. Messer Betto riteneva che la ragione per la quale non fosse mai riuscito nel suo intento, risiedesse nella perdita dei comuni interessi di Guido, a causa della sua continua speculazione filosofica sulle teorie degli Epicurei. Accadde un giorno che Cavalcanti, partito dalla sua dimora, percorresse la strada che conduceva al cimitero e lì si attardasse.
Lo videro gli uomini appartenenti alla brigata di messer Betto e gli si accostarono per provocarlo, domandadogli cosa avrebbe fatto una volta scoperto che Dio non esiste. Guido rispose loro con il suo motto, centro della novella e celebrazione della cultura: "Signori, voi mi potete dire a casa vostra ciò che vi piace", mentre teneva una mano posata sopra una lapide. Così detto, subito si allontanò dalla brigata con un agilisisimo balzo. Da questo si può ben notare che Cavalcanti possiede, oltre alla cortesia, la virtù fisica (legata alla rivalutazione rinascimentale del corpo), dell'industria (ossia la prontezza nel superare gli ostacoli e nel togliersi d'impiccio) e della cultura. Proprio quest'ultima si rispecchia nel motto, poi esplicitato da Brunelleschi, che sostiene che senza di essa l'uomo è equiparabile ai morti, i quali risiedono, appunto, nel cimitero. Ecco che Cavalcanti, così descritto, possiede al massimo grado di perfezione le virtù ammirate da Boccaccio ed è la realizzazione più alta del suo ideale di uomo.
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