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Giovanni Boccaccio - Decameron: forme e contenuti


Decameron: dieci giovani (dal greco)

Scritto intorno al 1348, questo componimento parla di 10 ragazzi che, nel periodo in cui la peste devastava l’Italia, si riuniscono per narrare una storia l’uno. Si tratta di 7 maschi e 3 ragazze: ciò ci fa capire quanto sia cambiata la visione rispetto a quella medievale. Il tema generale della novella è già indicato, a parte per Doneo, che può parlare di qualsiasi cosa voglia.
Allora le donne, quando avevano problemi d’amore non potevano distrarsi come gli uomini, per questo motivo il poeta raccontava loro queste novelle per aiutarle a superare le pene d’amore. Dal poema è infatti evidente che esso è rivolto ad un pubblico femminile, a tutte le donne che provano amore. la funzione della cornice che impernia l’opera è fare capire al lettore che i ragazzi narranti fanno parte di famiglie colte. Il mondo mercantile narrato nelle novelle viene visto con gli occhi di questi ragazzi, proprio per questo tale cornice è considerata un filtro. Loro desiderio è riportare il mondo prima della peste. La cornice documenta l’origine di queste novelle, viste con gli occhi di questa lega brigata formata da persone che appartengono ad un alto ceto sociale e che vogliono portare il mondo al suo (splendore) prima dell’assalto della peste. Nella cornice viene presentato solo il mondo medio-alto, mentre nelle novelle vengono presentate diverse sfaccettature e sfumature dell’eterogeneità del mondo. La cornice serve a filtrare la realtà molteplice percorsa da conflitti e tensioni. Nelle novelle Boccaccio si immerge in quel mondo brulicante e caotico eterogeneo, vario e rozzo. Tale visione del mondo viene affiancata dal desiderio di idealizzare questo mondo per adattarlo ad uno stile di vita più alto e (nobile).

La realtà rappresentata


Distinguiamo due diversi gruppi:
La masserizia: (der. da ammassare) la capacità di spendere denaro senza strafare;
la borghesia: le persone che, avendo ricevuto denaro in eredità, spendevano senza remore tutti i loro risparmi.
Le novelle del Decameron sono per lo più ambientate in una realtà riconducibile alla realtà mercantile e contemporanea. Per Boccaccio la figura del mercante è molto importante perché è autosufficiente, indipendente ed è in grado di spendere il proprio denaro con responsabilità. Boccaccio è attento alle basi materiali ed economiche della realtà e lui, a differenza di Dante, non condanna l’avarizia. Uno dei temi centrali del Decameron è l’industria che domina la realtà oggettiva e la piega ai propri fini. In Boccaccio non si vede la pura e semplice realtà del mondo mercantile, ma vi è anche la consapevolezza dell’importanza della raffinatezza e della cultura. Per questo motivo Boccaccio propone un bilancio tra il mondo materiale del denaro e dell’industria )masserizie) e quello morale della raffinatezza culturale e intellettuale (cortesia). Boccaccio non vede un conflitto tra questi due mondi, perché ritiene che essi possano, anzi debbano coesistere. Questa fusione è una realtà storica tessuta direttamente dal poeta. Boccaccio è quindi l’intellettuale che riesce a sintetizzare questi due diversi mondi nella sua opera, proiettandoli nei personaggi di cui narra le storie. Alla base della visione borghese vi è una concezione dinamica (inferi). Una volta raggiunta la posizione di dominio, la classe borghese non permette ad altri di entrarvi, lasciando così escluse le persone dei ceti più bassi e determinando dei limiti.

La fortuna


Secondo Boccaccio la fortuna non si basa solo su una questione provvidenziale, ma il destino di ognuno è dettato in parte da se stesso. La visione che il poeta ha della fortuna è laica perché è molto più dinamica e non centra con la figura di Dio. Il poeta idealizza la sua idea di fortuna nella figura del mercante perché la sua attività si basa molto sulla fortuna e sulla provvidenza. Nella visione dell’attività mercantile la fortuna diventa non più un principio dettato e deciso da Dio, ma una questione anche soggettiva che quindi dipende anche dall’uomo. La fortuna è il risultato di una serie di conseguenze. La fortuna può anche contrastare l’industria (intelligenza) dell’uomo.
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