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Concetti Chiave

  • Bembo proclama il primato della scrittura, proponendo un sistema normativo che codifica grammatica e retorica del volgare, superando la varietà delle lingue parlate.
  • L'obiettivo principale di Bembo è creare una grammatica stabile per la lingua scritta, considerata più perfetta e gentile rispetto alla lingua parlata.
  • La lingua scritta si distingue per la sua capacità di superare i limiti di tempo e spazio, a differenza dell'espressione orale che è soggetta a continua variabilità.
  • Bembo fa riferimento ai modelli linguistici toscani, posizionando la sua proposta linguistica in contrasto con quella di Castiglione, che si basa sull'uso comune dell'italiano.
  • Adotta un modello dialogico simile a quello di Castiglione, per presentare ragionamenti che non ha personalmente vissuto.

Indice

  1. Il Primato della Scrittura
  2. Ambizione di Codifica
  3. Modelli Linguistici Toscani

Il Primato della Scrittura

Presentiamo il Proemio delle Prose della volgar lingua, in cui Bembo proclama quel «primato della scrittura» rispetto a ogni altra espressione verbale che è alla base del suo sistema normativo: un sistema in grado di codificare una grammatica e una retorica del volgare secondo norme fissate e non soggette né alla varietà del parlare, né agli usi regionali. L’inizio del Proemio, con la dedica a Giulio de’ Medici, affronta la questione della varietà delle lingue parlate, a causa della quale è «faticoso» per i parlanti di diversa origine comprendersi. Dal tema della lingua parlata si passa poi a quello della lingua scritta.

Ambizione di Codifica

La pagina introduttiva delle Prose inquadra la volontà di Bembo di produrre qualcosa di ancora non tentato («non si vede ancora chi delle leggi e regole dello scrivere abbia scritto bastevolmente», rr. 28- 29). Questa ambizione di costruire una grammatica è tutta concentrata sul primato della scrittura e sulla necessità di fissare dei criteri stabili e univoci. Il presupposto dell’operazione normativa di Bembo si basa dunque su un concetto di lingua delle scritture che è superiore alla lingua parlata in quanto più «perfetta e gentile» (in una parte omessa del testo). La perfezione della lingua scritta è dovuta alla sua capacità di travalicare i limiti di tempo e di spazio, come invece all’espressione parlata, alla voce, non è consentito: la lingua parlata è, infatti, più esposta alla variabilità degli usi, che caratterizza il linguaggio orale e che pertanto la fa mutare «di giorno in giorno» (r. 23).

Modelli Linguistici Toscani

Attraverso il riferimento ai grandi modelli volgari toscani («la lezione delle toscane prose», r. 42) Bembo connota, già in questo Proemio, la sua proposta linguistica. Tanto basta a mettere subito in primo piano l’elemento che la distingue dall’altra proposta “forte” e pressoché antitetica a questa: quella avanzata da Baldassarre Castiglione nel suo Cortegiano, fondata sull’uso e sulla «buona consuetudine », e aperta agli apporti diversi di una lingua italiana commune e non soltanto toscana. Quanto alla strategia espositiva, però, Bembo adotta lo stesso modello dialogico che sarà poi anche di Castiglione, volto a riferire ragionamenti a cui l’autore non è stato presente.

Domande da interrogazione

  1. Qual è il concetto centrale del "primato della scrittura" secondo Bembo?
  2. Bembo sostiene che la scrittura ha un primato rispetto alla lingua parlata, poiché è in grado di codificare una grammatica e una retorica del volgare con norme fisse, superando la variabilità del linguaggio orale (testo).

  3. Qual è l'ambizione di Bembo nella creazione delle Prose della volgar lingua?
  4. Bembo ambisce a produrre una grammatica che stabilisca criteri stabili e univoci per la scrittura, ritenendo la lingua scritta più "perfetta e gentile" rispetto a quella parlata, che è soggetta a continui mutamenti (testo).

  5. Come si differenzia la proposta linguistica di Bembo da quella di Baldassarre Castiglione?
  6. La proposta di Bembo si basa sui modelli volgari toscani e su un sistema normativo rigido, mentre Castiglione promuove un uso più flessibile e aperto della lingua italiana comune, fondato sulla "buona consuetudine" (testo).

Domande e risposte

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