gymbro5
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Concetti Chiave

  • La rima è una scelta strutturale che crea legami tra i versi, rafforzando il ritmo e la memoria del testo.
  • La rima baciata, con schema AA, è semplice e immediata, utilizzata per dare stabilità e compattezza al discorso.
  • La rima incrociata, con schema ABBA, offre una struttura complessa e chiusa, ideale per riflessione e introspezione.
  • La rima incatenata, con schema ABA BCB CDC, è dinamica e narrativa, perfetta per testi lunghi e continui.
  • Esistono rime meno rigide come assonanza e consonanza, che offrono musicalità e richiami discreti senza rigidità formale.

Indice

  1. Tipi di rime – Spiegazione
  2. Rima baciata
  3. Incatenata
  4. Rima interna

Tipi di rime – Spiegazione

La rima non è un ornamento. È una scelta strutturale. Serve a creare legami tra i versi, a costruire memoria, ritmo, attesa. Quando due parole rimano, non si limitano a somigliarsi nel suono: si richiamano, si rispondono, si rafforzano a distanza. La rima è una relazione, non una ripetizione casuale.
Tecnicamente, si parla di rima quando, a partire dall’ultima vocale tonica, due parole presentano suoni identici. Tutto ciò che viene prima non conta. È qui che la lingua impone precisione: se la corrispondenza non è esatta, la rima non esiste. La somiglianza vaga non basta.

Rima baciata

La forma più semplice è la rima baciata. Due versi consecutivi rimano tra loro: AA. È diretta, immediata, quasi chiusa su se stessa. Produce un effetto di compattezza, di unità forte. È spesso usata per dare stabilità, per sottolineare un concetto, per rendere il discorso più fermo e controllato.
Subito dopo c’è la rima alternata: ABAB. Qui la rima non è più vicina, ma diluita. I versi si richiamano a distanza, creando un movimento più fluido. È una rima che lascia respirare il testo, che costruisce equilibrio senza rigidità. Molto usata nella tradizione lirica perché permette varietà senza perdere ordine.
La rima incrociata segue lo schema ABBA. È più complessa. Il primo verso richiama l’ultimo, il secondo il terzo. La struttura si chiude su se stessa, come una cornice. È una rima che dà senso di ritorno, di circolarità, spesso associata a riflessione, introspezione, controllo formale elevato.

Incatenata

La rima incatenata (o terza rima) è diversa da tutte le altre. Segue lo schema ABA BCB CDC, e così via. Qui la rima non chiude: trascina. Ogni strofa si aggancia alla successiva. È una rima dinamica, narrativa, pensata per testi lunghi. Dante la usa perché costringe il discorso ad andare avanti, senza pause definitive.
Accanto alle rime “piene” esistono forme meno rigide. L’assonanza si ha quando coincidono solo le vocali a partire dall’accento tonico, mentre le consonanti cambiano. Il legame è più debole, ma anche più libero. Produce musicalità senza rigidità, spesso usata nella poesia moderna.
La consonanza è l’opposto: coincidono le consonanti finali, ma non le vocali. È una rima imperfetta, più aspra, meno cantabile. Serve a creare richiami discreti, non evidenti, quasi nascosti.

Rima interna

C’è poi la rima interna, che non collega la fine dei versi ma parole all’interno dello stesso verso o tra verso e interno di un altro. È una scelta raffinata, meno visibile, che lavora sul ritmo più che sulla struttura esterna.
Infine esiste la rima equivoca, in cui le parole rimano ma hanno significato diverso, e la rima ricca, in cui la coincidenza sonora è molto ampia. Anche qui nulla è casuale: più la rima è ricca, più è percepita come forte e marcata.
La rima, in poesia, è una forma di disciplina. Impone limiti, ma proprio per questo crea senso. Capire i tipi di rime significa capire come il suono organizza il pensiero e come la lingua, quando è controllata, diventa struttura. Non è solo questione di orecchio: è questione di scelta.

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