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Testo poetico: peculiarità


I segni distintivi di un testo poetico non devono essere ricercati nei temi trattati e nemmeno nella sua funzione; infatti, qualsiasi argomento può costituire il materiale di un testo poetico come succede anche nella prosa e la funzione emotiva può essere espletata anche da uno slogan.
Il carattere fondamentale di un testo poetico va riscontrato nel significante e per questo motivo si può dire che il testo poetico viene espresso in un linguaggio che significa molto di più di quello che appare in superficie, che ha molti più significati. pubblicitario, da una lettera oltre che da una poesia. Questo succede perché il poeta accanto ai significati letterali (denotativi) inserisce un grande varietà di altri significati (connotativi) che ad una prima lettura non ci appaiono così evidenti e che sono talmente ricchi e significativi da far passare in secondo piano gli altri.
Le modalità espressive del testo poetico sono varie:
il ritmo, la versificazione le cui leggi sono dettate dalla metrica, il non rispetto delle norme linguistiche
Il ritmo è il ritorno di un elemento ad intervalli regolari o comunque che sono attesi o prevedibili. Su di noi il ritmo di una poesia ha lo stesso effetto trascinante e di coinvolgimento della musica e ci trasmette emozioni.
Nei testi poetici gli effetti ritmici sono strettamente legati alla versificazione. Una qualsiasi poesia scritta in decasillabi o endecasillabi crea una carica musicale derivata dallo stesso numero di sillabe e dalla stessa disposizione degli accenti a cui si aggiungono le rime di fine verso che fanno ritornare lo stesso suono ad intervalli regolari. Nella poesia del XX secolo, spessa scritta in versi liberi, esiste comunque il ritmo che fa parte della natura stessa del verso, di qualunque tipo esso sia. In essa esiste sempre un ritorno di suoni, di pause, di silenzi e di parole (cfr. Ungaretti, Montale, Quasimodo)
Il non rispetto delle norme linguistiche è frequente: nel linguaggio corrente, alla fine di un discorso incontriamo una pausa più forte, alla fine della proposizione una pausa più debole e l’aggettivo si lega al sostantivo a cui si riferisce come si trattasse di un’unica catena sonora. Questa norma non è rispettata in un testo poetico in quanto esso è una successione di parole chiuse da una pausa che non dipende rigidamente dalla struttura logico-semantica del discorso.
Esistono altre forzature nella poesia: l’inversione del rapporto fra soggetto/predicato, l’anafora, l’anadiplosi le metafore e la tendenza dei poeti ad attribuire ai fonemi (o gioco di suoni) un ruolo particolare per evocare altri suoni, particolari atmosfere o atteggiamenti psicologici (= tecnica dell’allitterazione). Nel linguaggio comune ciò non avviene perché in questo campo il fonema di per sé non ha alcun significato.
Nel tempo, il testo poetico ha avuto una tipologia e una funzione diversa. Oggi siamo abituati ad associare al testo poetico la poesia lirica, cioè la poesia in cui il poeta esprime il proprio stato d’animo, ma non è sempre stato così. Nel passato essa serviva anche a raccontare (= novelle in versi,) ad impartire insegnamenti, a narrare le imprese dei grandi eroi, spesso mitologici (poemi epici o cavallereschi), a divulgare principi filosofico o verità religiose (= poemi didascalici), come Dante nella Divina Commedia. Il testo poetico poteva anche trasmettere elementi di saggezza universale, come le favole di Fedro o di Esopo oppure denunciare i vizi umani attraverso l’ironia e la polemico (cfr. satira di Orazio o Giovenale).
Nella letteratura moderna queste tipologie sono scomparse quasi del tutto e la poesia è un mezzo con cui il poeta esprime la sua vita interiore per evidenziare messaggi e sensazioni universali perché in grado di coinvolgere emotivamente il lettori e validi quindi per tutti.
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