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Il punto di vista


Il punto di vista è una categoria letteraria assai complessa perché nei romanzi è piuttosto raro che lo scrittore ne usi uno soltanto. Nella maggior parte dei casi egli modifica continuamente il punto di vista a seconda dei personaggi che egli vuole mettere in risalto. Un esempio ci è dato dalla novella Andreuccio da Perugia del Boccaccio, in cui il punto di vista del protagonista e della giovane siciliana si alternano.
In questo caso, in cui lo scrittore rimanda al punto di vista di un personaggio, si parla di focalizzazione interna.
Tuttavia esistono anche esempi di interi racconti di focalizzazione esterna quando il narratore riferisce le azioni, le parole, i gesti dei vari personaggi, evitando di descrivere ciò che essi pensano o vedono.
Invece, quando il narratore interviene liberamente per rivelare ciò che pensano i personaggi, per vedere ciò essi non vedono o di penetrare a fondo nelle loro coscienze, allora si parla di narratore onnisciente di racconto non focalizzato. In caso più tipico della narrativa italiana in cui lo scrittore presenta liberamente i sentimenti, le emozioni, gli stati d’animo dei personaggi è quello de I Promessi Sposi(per esempio, del colloquio fra il conte zio ed il padre provinciale).
Se le due diverse forme di focalizzazione esistono all’interno dello stesso racconto, allora tale dinamica può produrre diversi effetti: suspense, patetico, comico.
Particolarmente interessanti sono le intrusioni d’autore, cioè quando lo scrittore, come narratore estraneo, interviene nella vicenda narrata per inserire il suo punto di vista o esprimere un giudizio personale. Ne I Promessi Sposi, questo avviene molte volte. Infatti Manzoni parla di “abominevole Griso”, “povera Lucia” o, riferendosi a Don Abbondio, di “buon prete”. A volte il suo intervento è addirittura molto più esplicito ed articolato.
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