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Le poesie hanno parole difficili


Appunto di italiano spiega il perché la poesia usa parole difficili a noi moderni attraverso esempi di poesia popolare, poesia delle origine il Cantico di Frate Sole e Dante nella divina Commedia.

La poesia popolare, spesso unita al canto, non usa parole difficili. Ma usa le parole in maniera particolare: per esempio impiega parole scelte per il loro suono, o messe in modo da ottenere allitterazioni, inventa immagini inconsuete, salta alcuni passaggi logici.
Un esempio di poesia popolare: Bombardamento Cortina è una canzone degli alpini della Prima guerra mondiale. Venne composta quando la piccola città di Cortina fu soggetta a un bombardamento austriaco.
La lingua usata dai primi poeti italiani (quella che viene chiamata “poesia delle origini”) in molti casi era una lingua comprensibile, quella del popolo.
Un esempio di poesia delle origini: La prima poesia scritta in italiano è il Cantico di Frate Sole (o Cantico delle creature), composto da Francesco d’Assisi intorno al 1224. È una poesia nella quale Dio viene lodato per la bellezza di tutte le creature. Presentiamo la prima strofa, nella quale Francesco parla del Sole. Si tratta di una lingua vecchia di ottocento anni e quindi molte parole sono un po’ cambiate: ciononostante ancora oggi è possibile capire tutto senza bisogno di note.

In molte parti della Divina Commedia Dante usa una lingua molto comprensibile per i suoi contemporanei: non a caso una leggenda dice che gli artigiani e i bottegai di Firenze correvano a vederlo per controllare se era vero che aveva i capelli rossi, perché bruciati dal fuoco infernale: questa storiella testimonia che tutti conoscevano la Divina Commedia, che era scritta – almeno in alcune parti – in una lingua chiara e accessibile anche alle persone semplici.
Un esempio del Dante più semplice: Nei versione canto III dell’Inferno viene descritta la prima impressione dell’inferno, in cui Dante è appena entrato. È un’impressione auditiva, perché l’aria dell’inferno è molto buia (è un’aria “senza stelle”) e non si riesce a vedere nulla. Qui (“quivi”) si sentono sospiri, pianti e alti gemiti (“guai” da cui il moderno “guaiti”), diverse lingue, linguaggi (“favelle”) orribili, parole di dolore, accenti d’ira, voci alte e deboli, suoni di mani battute fra di loro. Tutti questi suoni fanno un fracasso (“tumulto”) che c’è sempre nell’aria eterna dell’inferno, come la sabbia (“rena”) quando soffia il vento.
Certo, per noi moderni il testo è abbastanza difficile, perché molte parole si sono trasformate nel corso del tempo. Tuttavia quasi nessuna di queste parole è un termine colto: nella maggior parte dei casi si tratta di termini che un popolano contemporaneo di Dante avrebbe capito.

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