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Osservazioni sul tempo


Nel circuito comunicativo relativo alla produzione/fruizione di un testo narrativo si possono distinguere tre “tempi”:
• il tempo della scrittura: quando il narratore scrive
• il tempo dell'avventura: quando sono ambientate le vicende narrate
• il tempo della lettura: quando il lettore legge.
Consideriamo I promessi sposi di Alessandro Manzoni: quando noi leggiamo il romanzo nel XXI secolo (tempo della lettura) dobbiamo avere presenti sia il contesto storico-letterario del XIX secolo, nel quale il romanzo è stato scritto (tempo della scrittura), sia il contesto storico e sociale della Lombardia XVII secolo, nel quale il romanzo è ambientato (tempo dell’avventura).
Un altro fattore da considerare nell’analisi di un testo narrativo riguarda la durata, l’arco di tempo, cioè, nel quale si svolgono le vicende. Un caso particolare è costituito dai cosiddetti “romanzi sperimentali” del primo Novecento, come quelli di Marcel Proust, James Joyce, Virginia Woolf, e in Italia di Italo Svevo, nei quali il tempo perde il suo carattere oggettivo; al centro della narrazione non ci sono più degli avvenimenti che si succedono lungo una linea cronologica, ma c’è l’interiorità dei protagonisti e la loro percezione soggettiva dello scorrere del tempo. Così, un voluminoso romanzo come l’Ulisse di James Joyce “racconta” un solo giorno di vita del protagonista, filtrato attraverso il prisma della sua coscienza.
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