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Le figure retoriche che giocano con le immagini


Fra tutte le figure retoriche, nella poesia dei moderni è gradualmente diventata centrale la metafora. Essa viene definita “similitudine bruciata”: è cioè un accostamento veloce – e non mediato dal “come” – di due immagini. La similitudine è un paragone istituito fra due immagini, generalmente introdotto da “come… così…”, “tale… quale…”. Essa è tipica della poesia antica e ha molti esempi nell’epica omerica e nella letteratura biblica, ma ha continuato a venire usata, in forma più breve, anche nella poesia moderna. Per esempio, una similitudine è “I tuoi occhi sono profondi così come il mare”. Essa è tipica della poesia antica e ha molti esempi nell’epica omerica e nella letteratura biblica, ma ha continuato a venire usata, in forma più breve, anche nella poesia moderna. Per esempio, una similitudine è “I tuoi occhi sono profondi così come il mare”. La metafora alleggerisce la similitudine, sopprimendo il “così… come…”. Nel linguaggio comune di ogni popolo esistito delle espressioni metaforiche, non più avvertite come tali: “le gambe del tavolo”, “le pareti della montagna”, “le borse sotto agli occhi” sono catacresi, cioè espressioni ormai avvertite come normali, ma che in origine erano metafore.
La poesia invece crea metafore sempre nuove. Metafore tratte dalla similitudine precedente possono essere “i tuoi occhi sono il mare” oppure “naufrago nei tuoi occhi”. La metafora s’impone in Europa dalla seconda metà del Cinquecento.
Per quanto strana o bizzarra, per quanto volta a stupire e meravigliare il pubblico, essa prima del Romanticismo è condivisa, cioè appartiene alla tradizione e fa riferimenti all’immaginario collettivo. In tale situazione la metafora è sempre compresa dal pubblico. A partire dal Romanticismo, però, le metafore diventano di più difficile comprensione, perché i poeti scelgono di inventare senza rifarsi né alla tradizione poetica né alle immagini comuni. Al culmine di questo processo c’è la metafora di tipo analogico, o semplicemente analogia, impiegata a partire da fine Ottocento: in essa l’accostamento fra le due immagini è del tutto personale, legato all’intuizione e all’emotività, e il primo termine di paragone viene completamente taciuto. Metafore analogiche legate all’esempio già sviluppato possono essere “ascolto il mare dei tuoi occhi”, “il tuo mare guarda lontano” e così via.
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