Giovenale con approfondimento su Pasolini

Giovenale (Dinastia Flavia–Principato Adottivo)

Le Saturae sono un'opera che condensa per principio di rielaborazione le forme satiriche precedenti. L'opera di Giovenale è intimamente congiunta a quella di Marziale, di Persio, in parte a quella di Petronio, a Fedro, ad Orazio e a Lucilio.
Il narratore è onnisciente e guarda con indignazione e disprezzo la società, dall'alto al basso. Sa tutto quello che vede e vede dall'alto con il desiderio di puntualizzare quanto del mondo romano non sia conforme al Mos Maiorum. Il disprezzo contro l'amoralità è duro e pungente. I personaggi sono sempre l'incarnazione di vizi più che di virtù. La virtù è del tutto latitante in Giovenale.
Giovenale rifugge da ogni una visione mimetica della realtà in quanto non si mimetizza negli ambienti attraverso gli occhi diversi dei suoi personaggi; ma guarda solo dal suo punto di vista.

La satira di Giovenale è pungente e mai smorzata, è dura e mai manierata... indignata e mai propositiva. Non è un viaggio ma una sequela di cornici sociali. È un'opera statica divisa in immagini tematiche: le donne, gli omosessuali, la corruzione... è la sintesi dei percorsi satirici ma alla comicità si sostituisce l'umorismo e l'amara rassegnazione del disprezzo.
La morale non è sempre edificante ma a volte distruttiva... L'indignazione porta a costruire non su quanto c'è ma su quanto dovrebbe esserci e non c'è... Nulla di chirurgico come in Persio, nulla di edificante come in Seneca. I personaggi subiscono una zucchificazione non nell'aldilà come punizione divina ma nell'aldiqua come punizione per la mancanza sia della virtus humana e della virtus romana.
Le donne di Giovenale sono personaggi univoci. Giovenale partendo da Eppia generalizza nell'umanità femminile che vede menzognera ed arrivista... La donna ha solo appetiti carnali e alla maternità sostituisce il proprio diritto di affermazione. Licisca, ovvero il nome notturno di Messalina, è l'Augusta Meretrix, ovvero la prostituta di turno. Sia popolana e squattrinata come Eppia, sia ricca come Licisca la donna di Giovenale ha sempre lo stesso ritratto... che è vizioso, viziato e putrido. La donna è l'elemento marcescente e putrescente del Mos Maiorum [Si leggano i brani presenti nella nostra antologia]. Giovenale generalizza.
Il decadimento della società si evince dalla diffusione delle tendenze omosessuali. Giovenale vede il male nell'atteggiamento omosessuale e rivendica il ritorno al Mos Maiorum caro a Varrone e a Catone.
Riferimenti nella letteratura Italiana

Il Caso Pier Paolo Pasolini

La figura di Pasolini già evidenziata in altri appunti consegnati è sicuramente centralizzante. Pasolini è l'antitesi di Giovenale ma indignato come lui nella satira. Oltre a Ragazzi di Vita di cui abbiamo già visto il brano del Riccetto su l'altra fotocopia.
Analizziamo Petrolio, un'indignata osservazione della realtà per molti versi simile al Giovenale della Satira VI.
Il protagonista del romanzo è Carlo, un ingegnere della borghesia torinese che lavora all'ENI ed è un brillante uomo di cultura, un convinto cattolicoed un coriaceo comunista. Il personaggio di Carlo è però sdoppiato: esiste infatti un Carlo che è Carlo di Polis, angelico e sociale, e un Carlo di Tetis, diabolico e sensuale. Apparentemente le due metà del personaggio sembrano possedere vite diverse, ma in realtà si scambiano spesso i ruoli e risultano così come una stessa persona, simbolo della contraddittorietà.
L'opera (non è proprio un romanzo ordinario ma una serie di cornici satiriche) si divide in Appunti che non sono Capitoli. Il libro si apre con l'immagine di Carlo che si trova a Roma, nella casa che ha affittato ai Parioli in attesa che il padre lo raggiunga. Sulla scena, che si svolge nel maggio del 1960, si affaccia il neo-capitalismo.
Con l'"Appunto 7" la scena si sposta in una villa del Canavese. Carlo è rientrato a Torino, fa carriera nell'ENI venendo a contatto con un mondo politico-economico sporco e losco, compie un viaggio in Oriente e ha rapporti sessuali con la madre, le sorelle, la nonna, le serve. [e qui si riprende la critica alla femminilità... i personaggi sono simili ad Eppia e a Licisca]. Il momento cruciale del "poema" (come spesso lo definisce l'autore) si ha con l'"Appunto 51" quando Carlo, guardandosi allo specchio, si accorge di essere diventato una donna. [e qui ancora torniamo a Giovenale che evidenzia una femminilizzazione della mascolinità].In questo libro, che sembra condensare tutta l'esperienza di Ragazzi di Vita e Una vita violenta, Pasolini esprime una dura critica alla realtà italiana che vede sull'orlo della catastrofe. Se In Ragazzi di Vita Pasolini crede che i giovani possono cambiare la società e creare una società giusta con l'equa distribuzione dei beni, e se in Una vita violenta pur denigrando la violenza esprime che i veri violenti non sono i violenti ma la società che li induce alla violenza, in Petrolio, l'Italia è immersa nelle acque sporche del petrolio... è il Petrolio grezzo dell'anima. Pasolini descrive la crisi italiana e in particolare la degradazione della gioventù con un andamento dantesco.

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